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Federico Albano 3d

Federico Albano wrote that Ferrari had been very quick with the medium tires, but in SQ3 they lost the necessary tenths to fight for pole when it was crucial to extract the maximum from the tires and especially from the engine. In his view, the car was competitive in various phases and direction changes, but it lost speed on the straights due to aerodynamic drag and low power. He added that the gap to Mercedes and Red Bull increased on the straights and decreased in parts of the mixed sections. Albano called Leclerc's lap “super” and wrote that Hamilton had risked everything in SQ3 but had made several mistakes. Until that moment, according to him, Lewis seemed to have an even better pace than Charles, but the Monegasque finished with two very strong laps. The author attributed pole to Verstappen, noting it had yet to be confirmed, and described Red Bull as the strongest team at the moment. According to his analysis, the car was very fast on the straights, stable in the mixed sections, and capable of limiting losses in slow corners. Verstappen had gained 0.3 seconds on Leclerc already at the end of the first sector, all on the straights, Albano wrote. In his opinion, Red Bull had found the right setup, and the data reminded him of 2022: the car had less downforce, but Verstappen's driving style hid the effect, while speed on the straights remained decisive. Albano described Mercedes as disappointed: Russell had clocked 0.5 seconds faster than Antonelli, but the update package, which he described as extensive, costly, and awaited, was not working. He added that Kimi had also refused the new wing. According to the data he examined, the front end was no longer functioning well, exhibiting understeer in medium-speed corners and difficulty turning the car in slow corners; the increase in aerodynamic drag also hindered deployment. Albano wrote that Antonelli struggled even under braking because he no longer trusted the front end and that, despite the differences between the Singapore and Sepang tracks, what he had seen so far reminded him of the same script. According to Albano, McLaren was not far off but had disappointed in terms of track characteristics and seemed to struggle with a lack of grip, especially when maximum performance was needed. He noted that Ferrari and McLaren, on one side, and Red Bull and Mercedes, on the other, were developing different concepts that ended up producing similar characteristics, except for the Mercedes updates, which in his view were not working. Finally, Albano wrote that the sprint would show whether those cars would be able to create overtaking opportunities or if the race would turn into a train, awaiting the decisive qualifying for Sunday. #Formula1 #SingaporeGP #Motorsport (translated)

3017
Carlotta Barbi autrice©️ ✍🏻 7d

Carlotta Barbi wrote that Chiara Poggi continued to live in the memory of those who sought the truth about her death. According to the author, the courage of some magistrates was helping to shed light on questions, contradictions, and aspects that had remained unresolved for almost twenty years. Barbi argued that, in the meantime, versions and certainties presented as definitive had sidelined Poggi's life, and stated that seeking the truth meant clarifying why she had died and who had taken away the years she could have lived. #ChiaraPoggi #Garlasco #CasoGarlasco #VeritàPerChiaraPoggi #GiustiziaPerChiara #Verità #Giustizia #TrueCrimeItalia #CronacaNera #Indagini #GiustiziaItaliana #Memoria #Verità #Giustizia #Memoria (translated)

12040
Il Messaggero 7d

Mario Adinolfi, a former deputy arrested for an alleged clandestine betting system worth 4.7 million euros, stated to the judges that he would return the money to his clients if he were not unable to do so due to the restrictions linked to the investigation, and expressed his intention to continue gambling, highlighting further risks of recidivism. #MarioAdinolfi #ScommesseClandestine #Ingiustizia (translated)

www.ilmessaggero.it
Mario Adinolfi ai giudici: «Restituire i soldi? Lo farei se potessi giocare a poker»
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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 2w

Mitico Magazine - Teatro Edicola di San Severo: un Modello di Rivoluzione Culturale anche per la Stanford University Source: https://www.miticomagazine.com/territorio-e-sociale/teatro-edicola-di-san-severo-un-modello-di-rivoluzione-culturale-anche-per-la-stanford-university/ Il Teatro Edicola di via Tondi A San Severo è avvenuta una singolare metamorfosi: un'edicola abbandonata da almeno sei anni ha ritrovato una funzione e una nuova identità, trasformandosi in uno dei palcoscenici teatrali più piccoli ed insoliti al mondo. Un esperimento nato nel cuore della città che, in pochi mesi, ha oltrepassato i confini locali, attirando l'attenzione anche oltreoceano. Si chiama Teatro Edicola ed è il progetto ideato dalla compagnia Foyer '97, diretta artisticamente da Francesco Gravino, che ha restituito vita alla vecchia edicola di via Tondi attraverso una formula essenziale e al tempo stesso sorprendente. Foyer '97 La Foyer '97 APS nasce come realtà associativa formalmente costituita e attiva nel settore culturale a San Severo nel 1997, dalla vocazione di un gruppo di attori, registi ed appassionati di teatro, con l'obiettivo di costruirne uno "vivo" e accessibile in città. Nel corso degli anni la compagnia ha sviluppato un repertorio che comprende testi della tradizione classica, drammaturgia contemporanea, commedia e progetti sperimentali, non limitandosi però alla semplice produzione di spettacoli teatrali, bensì anche all'organizzazione di corsi e laboratori teatrali e di progetti educativi e culturali caratterizzati da una forte impronta inclusiva, anche e soprattutto nelle scuole. La Foyer '97 non presenta sempre un organico artistico fisso, ma lavora con interpreti e collaboratori diversi a seconda dei progetti; unica presenza imprescindibile è quella, appunto, di Francesco Guido Gravino, attore, regista e direttore artistico della compagnia teatrale. La cifra distintiva di Foyer '97 è data sicuramente dalla valenza di promozione sociale e culturale attribuita al teatro, dal rapporto estremamente ravvicinato con il pubblico e dalla ricerca di un tipo di teatro fuori dagli spazi convenzionali, con cimiteri, treni, campanili, ed ora un'edicola, a fargli da sfondo. Sei spettatori, pochi minuti e una distanza minima tra palco e pubblico Il progetto ha preso il via il 27 marzo 2026, in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, proponendo un'esperienza teatrale costruita attorno a una radicale riduzione degli spazi e dei tempi convenzionali dello spettacolo. L'idea nasce non soltanto dalla ricerca di spazi anticonvenzionali, bensì anche da "Edicola Fiore", la rassegna stampa mattutina dal taglio fortemente ironico condotta da Rosario Fiorello e Stefano Meloccaro, andata in onda prima solo sui canali social di Fiorello, tra il 2011 ed il 2014, e poi anche via radio e televisione tra il 2016 ed il 2018. Tale rassegna prendeva il nome dal diminutivo del suo fondatore, appunto Fiore, e dall'edicola di un amico di Fiorello in via Flaminia Nuova a Roma, dove lo showman si ritrovava la mattina presto con un gruppo di amici per leggere i giornali. L'edicola sanseverese è stata concessa gratuitamente dal proprietario Pino Frau al gruppo teatrale che, dopo aver ottenuto l'autorizzazione temporanea ed il supporto istituzionale da parte del Comune di San Severo, ha provveduto a ristrutturarla nell'arco di due settimane ad un costo inferiore ai 3000 euro. Soltanto sei posti a sedere, una superficie totale di 4 m2, di cui solo 2 destinati allo spazio scenico, meno di un metro di distanza tra attori e pubblico, un sipario, un leggio, due luci, rappresentazioni della durata compresa tra i 5 ed i 15 minuti, rotazione del pubblico ogni quarto d'ora: elementi apparentemente minimali che finiscono, però, per sovvertire il consueto rapporto fra palcoscenico e platea. Gli spettatori, infatti, si trovano immersi nell'azione scenica, in una prossimità con gli attori che rende ogni gesto, espressione e parola immediatamente percepibile. Il teatro, in questo modo, abbandona i suoi spazi tradizionali e si insinua nella quotidianità della strada, diventando un'esperienza intima, raccolta e quasi partecipativa. Durante il periodo inaugurale l'ingresso è stato gratuito con successiva offerta libera da parte degli spettatori; in caso di una concessione più stabile e lunga, che possa portare proprio a rappresentazioni teatrali stagionali, il costo del biglietto proposto sarebbe di 5 €. Il pubblico premia l'esperimento La scommessa di Foyer '97 ha incontrato sin dalle prime battute l'interesse del pubblico: oltre 60 persone hanno assistito agli spettacoli in un solo pomeriggio, mentre le tre giornate che hanno inaugurato la stagione hanno fatto registrare il tutto esaurito. Da singolare sperimentazione territoriale, il Teatro Edicola ha così cominciato a suscitare curiosità anche al di fuori della provincia di Foggia, trasformandosi progressivamente in un caso di interesse culturale e sociale, fino a raggiungere il continente americano. Dalla provincia di Foggia alla "Stanford Social Innovation Review" L'esperienza sanseverese, difatti, è arrivata ora sotto i riflettori internazionali: a settembre 2026, la Stanford Social Innovation Review, rivista e piattaforma internazionale dedicata all'innovazione sociale e pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society, all'interno della californiana Stanford University, ha pubblicato sul proprio sito e nell'edizione cartacea Fall 2026 il reportage "The Six-Seat Revolution", firmato dal dr. Luciano Magaldi Sardella, giornalista indipendente e ricercatore affiliato alla European Open University, e seguito editorialmente dal deputy editor David V. Johnson. Nell'articolo, si sostiene che il Teatro Edicola ha attirato l'attenzione oltreoceano perché il progetto concentra in pochi metri quadrati innovazione culturale, rigenerazione urbana e teatro di prossimità: partendo da un problema urbano reale, recupera un luogo abbandonato con un investimento contenuto, porta lo spettacolo direttamente nello spazio pubblico e sperimenta un rapporto molto più ravvicinato tra attori e spettatori. Dal punto di vista della rappresentazione teatrale, inoltre, si evidenzia come il format, fondato su microstorie di cinque-dodici minuti, estrapolate da grandi classici come Goldoni, Čechov, Ibsen, Euripide e Benni, e sulla rotazione degli spettatori ogni quarto d'ora, trasformi i limiti fisici dello spazio in una precisa scelta drammaturgica, rivelandosi estremamente innovativo. Tutto questo permette di far fronte ad alcune delle principali criticità del settore: calo degli spettatori, fasce di pubblico esclusivamente senili, riduzione delle risorse e distanza dai luoghi culturali tradizionali. La rivista ne evidenzia però anche le eventuali problematiche: la sostenibilità economica, la necessità di un sostegno istituzionale stabile e la difficoltà nel replicare il modello, strettamente legato alla comunità e al territorio di San Severo. Un modello che guarda oltre San Severo Nonostante le difficoltà, prime richieste di informazioni sono già arrivate da Lucca e Roma, dove si guarda con curiosità alla possibilità di conoscere più da vicino il modello e le modalità necessarie per riproporlo. La formula di replicabilità, infatti, non sembra richiedere infrastrutture particolarmente onerose: uno spazio inutilizzato, un intervento mirato, un'idea culturale, la conoscenza approfondita del territorio circostante e la disponibilità a restituire quel luogo alla collettività possono essere sufficienti per innescare una nuova funzione urbana. È proprio nella sproporzione fra la modestia delle risorse impiegate e l'eco generata dall'iniziativa che si trova forse la cifra più originale del Teatro Edicola, sicuramente unico nel suo genere; non mancano però, in Italia, esempi di altre edicole riutilizzate per altri fini: "Edicola 518", chiosco novecentesco abbandonato nel centro di Perugia, oggi dedicato all'editoria indipendente, all'arte e alla produzione culturale; e nella stessa Roma, l'edicola abbandonata di piazza Testaccio usata temporaneamente come palcoscenico per uno spettacolo di Fabio Morgan e l'edicola Erno del quartiere Prati, che quasi ogni mese propone un calendario di eventi, mostre, pop-up e collaborazioni con artisti e realtà creative. Piccole rivoluzioni, quindi, che raccontano storie di riappropriazione degli spazi urbani, di creatività e di innovazione sociale. E che, si spera, mettano radici per poter guardare sempre più lontano.

www.miticomagazine.com
Teatro Edicola di San Severo: un modello di rivoluzione culturale anche per la Stanford University
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Il Post 2w

È online l'Edizione Nazionale delle Opere di Aldo Moro, frutto di un progetto di nove anni che mira a restituire la complessità del suo pensiero e della sua vita al di là della sua tragica fine. #AldoMoro #EdizioneNazionaledelleOpere #StoriaItaliana

www.ilpost.it
Tutte le opere di Aldo Moro, online
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ANSA.it 3w

Elif Eralp ha trionfato nelle elezioni a Berlino, esprimendo il suo entusiasmo per aver fatto la storia e promettendo di restituire la città ai berlinesi attraverso un programma di diritti umani e politiche abitative progressiste. #Berlino #DieLinke #DirittiUmani

www.ansa.it
Germania, il trionfo di Elif Eralp nella capitale: 'Abbiamo fatto la storia'
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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

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Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola
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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"NEWS GARGANO": UN'EDICOLA PER TEATRO: A SAN SEVERO SI PUO' E SCONFINA L'ITALIA SOURCE: https://www.newsgargano.com/unedicola-per-teatro-a-san-severo-si-puo-e-sconfina-litalia/ SAN SEVERO (FG) - Il teatro a San Severo riparte da meno di due metri quadrati e da sei sedie, trasformando un simbolo di degrado urbano in un piccolo caso internazionale. A rilanciare l'esperienza virtuosa è la compagnia Foyer '97, diretta artisticamente da Francesco Gravino, protagonista di un progetto di rigenerazione culturale che sta superando i confini della provincia di Foggia. Al centro dell'intervento c'è il recupero di un'edicola abbandonata in via Tondi, per anni spazio inutilizzato e oggi restituito alla città in una veste inedita. Lì dove prima c'era una saracinesca abbassata, oggi si fa teatro: appena sei spettatori alla volta, attori a pochi passi dal pubblico e spettacoli di breve durata, in un rapporto diretto e radicale tra scena e città. L'esperimento, partito il 27 marzo, ha fatto registrare numeri che descrivono un bisogno culturale concreto. Più di 60 persone hanno assistito agli spettacoli in un solo pomeriggio e le tre giornate della stagione inaugurale hanno registrato il tutto esaurito, a dimostrazione che la prossimità e la qualità possono generare comunità anche negli spazi più residuali. Ma la storia di San Severo ha presto superato i confini locali. A settembre 2026 la Stanford Social Innovation Review dedica al progetto il reportage "The Six-Seat Revolution", firmato da Luciano Magaldi Sardella, ricercatore, accademico e giornalista internazionale di Orta Nova con origini materne sanseveresi. L'esperienza pugliese viene osservata non soltanto per la sua originalità teatrale, ma come modello replicabile di innovazione sociale e di rigenerazione urbana a basso costo, capace di attivare capitale culturale senza grandi strutture e grandi investimenti. "Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione, ha sottolineato il direttore artistico Francesco Gravino, Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta". La valorizzazione e la tenuta del tessuto urbano e culturale passano inevitabilmente attraverso il recupero creativo dei luoghi abbandonati. Da una vecchia edicola con appena sei posti a un progetto capace di attirare l'attenzione internazionale: a volte per rigenerare una città non serve costruire, ma riabitare.

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Un'edicola per teatro. A San Severo si può e sconfina l'Italia
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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 4w

SAN SEVERO, IL TEATRO EDICOLA CONQUISTA LA "STANFORD SOCIAL INNOVATION REVIEW" SOURCE: https://www.statoquotidiano.it/17/09/2026/il-teatro-edicola-conquista-la-stanford-social-innovation-review/1350500/ A promuovere l'iniziativa è la compagnia Foyer '97, diretta artisticamente da Francesco Gravino, protagonista di un progetto di rigenerazione urbana e culturale. Il teatro a San Severo riparte da meno di due metri quadrati e appena sei sedie, trasformando una vecchia edicola abbandonata in via Tondi in un originale spazio culturale capace di attirare l’attenzione anche oltre i confini della provincia di Foggia. A promuovere l’iniziativa è la compagnia Foyer ’97, diretta artisticamente da Francesco Gravino, protagonista di un progetto di rigenerazione urbana e culturale che ha restituito una nuova funzione a uno spazio rimasto per anni inutilizzato. Dove un tempo c’era una saracinesca abbassata, oggi va in scena il teatro. Gli spettacoli accolgono al massimo sei spettatori, con gli attori a pochissima distanza dal pubblico e rappresentazioni di breve durata, costruendo un rapporto diretto tra la scena e lo spazio urbano. L’esperimento, avviato il 27 marzo, ha fatto registrare risultati significativi già nelle prime giornate. Oltre 60 persone hanno assistito agli spettacoli in un solo pomeriggio, mentre le tre giornate della stagione inaugurale hanno registrato il tutto esaurito. Numeri che testimoniano l’interesse suscitato da un modello basato sulla prossimità, sulla qualità dell’offerta culturale e sulla capacità di trasformare uno spazio residuale in un luogo di incontro. L’esperienza sanseverese è quindi arrivata all’attenzione internazionale. Nel settembre 2026 la Stanford Social Innovation Review ha dedicato al progetto il reportage “The Six-Seat Revolution”, firmato da Luciano Magaldi Sardella, ricercatore, accademico e giornalista internazionale originario di Orta Nova, con origini materne sanseveresi. Il progetto viene analizzato non soltanto per la sua particolare formula teatrale, ma anche come possibile modello di innovazione sociale e rigenerazione urbana a basso costo, in grado di attivare risorse e capitale culturale senza la necessità di realizzare grandi strutture o sostenere investimenti consistenti. Francesco Gravino, direttore artistico del progetto, sottolinea il valore dell’esperienza: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E aggiunge: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». La vicenda del Teatro Edicola si inserisce così nel più ampio tema della valorizzazione del patrimonio urbano attraverso il recupero creativo degli spazi abbandonati. Un’edicola dismessa, sei posti e una proposta culturale sono bastati per trasformare un angolo dimenticato della città in un luogo capace di attirare pubblico e attenzione internazionale. Un esempio di rigenerazione che parte dal minimo indispensabile: non costruire un nuovo spazio, ma tornare ad abitare quello che già esiste.

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San Severo, il Teatro Edicola conquista la Stanford Social Innovation Review
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Timostene 4w

Ho sentito che per finanziare la mancia elettorale del bollo auto sospeso per un anno il governo intende usare fondi PNRR non spesi. Peccato che è una violazione palese delle regole PNRR e li dovremo restituire. Noi cittadini. Non loro. #PNRR #politica #futuro

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Irene 4w

Due anni dopo quello che penso di te non è rimasto uguale. È cresciuto. E anche tanto. È cresciuta la stima, è cresciuto il rispetto, perché il tempo non racconta soltanto chi siamo: prima o poi lo dimostra. E tu, nel tempo, hai dimostrato di essere molto di più dell'immagine che avevo conosciuto attraverso una trasmissione. Da allora ho continuato a seguirti, passo dopo passo, ben oltre quelle telecamere. Ho avuto il privilegio "di conoscere" l'uomo che sei attraverso il modo in cui scegli di comportarti. Perché si può essere forti alzando la voce, ma ci vuole molta più forza per sapere quando non vale nemmeno la pena rispondere. E tu, nonostante provocazioni, cattiverie e parole che avrebbero fatto perdere la pazienza a chiunque, sei rimasto quasi sempre in silenzio. Nessuna guerra con gli haters, nessuna necessità di restituire fango al fango. Solo, in rarissime occasioni, qualche risposta ironica, più per divertirti che per combattere. Di te mi hanno colpito la discrezione, l'educazione, il rispetto, il modo di proteggere ciò che ami senza trasformarlo in qualcosa da esibire, la capacità di andare avanti per la tua strada senza sentire continuamente il bisogno di spiegarti. Ma soprattutto, dopo due anni, posso dire: È cresciuta la stima, è cresciuto il rispetto e anche il bene che ti voglio. Perché due anni sono abbastanza per capire che certe qualità non sono la posa di un momento: ma appartengono alla persona. Pensavo di aver visto giusto quando ti ho conosciuto. La verità è che non avevo ancora visto abbastanza. Oggi lo posso dire con ancora più convinzione di allora: SEI DAVVERO UN GRAN SIGNORE. #Rispetto #Stima #Crescita

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nicola fratoianni Sep 8

Abbiamo bisogno di ricostruire un patto di popolo, abbiamo bisogno che il programma diventi non un libro da leggere, ma uno strumento in mano alle persone, capace di restituire speranza, di mobilitare. Dobbiamo dire con chiarezza che se vinciamo noi cambiano le cose. #terraAVS https://t.co/NI6TuNk56H #pattoDiPopolo #mobilitazione #speranza #Thetweetdoesnotmentionanyspecificcountries.Therefore #therearenocountrycodestoreturn.

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) Sep 5

Dopo “Broadway World”, la Marina (1888) del Teatro Umberto Giordano (GIO Festival) di Foggia approda sul belga “Opera Gazet” SOURCE: https://medium.com/@ingnucllms/dopo-broadway-world-la-marina-1888-del-teatro-umberto-giordano-gio-festival-di-foggia-d8a501107038 SOURCE: https://www.operagazet.com/marina-by-giordano-its-world-stage-premiere-in-foggia/ Dalla homepage di “Broadway World” alle pagine dell’autorevole magazine internazionale: la prima scenica mondiale del melodramma giovanile di Umberto Giordano consacra Foggia capitale del verismo ritrovato. FOGGIA, 29 agosto 2026 — Vi è un destino che attende, paziente, di compiersi. È il destino di Marina, melodramma in un atto su musica di Umberto Giordano e libretto di Enrico Golisciani, composta nel 1888 per il celebre concorso Sonzogno e poi ritirata dallo stesso compositore, caduta in un oblio lungo 138 anni. Quel destino si è compiuto il 5 giugno 2026 al Teatro Umberto Giordano di Foggia, con la World Staging Premiere dell’opera, evento inaugurale della prima edizione del GIO Festival — Giordano International Opera Festival, la nuova manifestazione internazionale che dal 5 al 20 giugno ha trasformato la Capitanata in un palcoscenico diffuso dedicato al Maestro foggiano. Un’impresa culturale di respiro europeo, promossa dalla Camera di Commercio di Foggia insieme al Comune e alla Provincia, con il sostegno della Regione Puglia e della Fondazione Monti Uniti, che ha saputo restituire alla storia un tassello fondamentale del verismo nascente. L’allestimento foggiano — regia di Giandomenico Vaccari, direzione e concertazione di Matteo Dal Maso, scene e costumi di Alfredo Troisi, luci di Massimo Russo, nel ruolo eponimo il soprano Valeria Sepe — ha rappresentato non una semplice esecuzione, ma la resurrezione scenica di un’opera creduta perduta, la cui partitura autografa è stata riscoperta solo recentemente presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University, nella Frederick R. Koch Collection, grazie al lavoro filologico del direttore d’orchestra e musicologo veneto di origini tedesche, Andreas Gies, che ne ha curato l’edizione critica. Dopo l’eco transatlantica che ha visto il GIO Festival conquistare la homepage di BroadwayWorld grazie alla prima mondiale di Marina, con foto esclusive dello storico debutto, giunge oggi un nuovo, prestigioso riconoscimento internazionale. L’autorevole magazine operistico belga Opera Gazet dedica infatti un’ampia recensione musicologica all’evento foggiano con l’articolo: “ “MARINA” (by Giordano) — ITS WORLD STAGE PREMIÈRE IN FOGGIA”. Un approdo tutt’altro che secondario. Se “Broadway World” ha segnato il debutto transatlantico dell’opera del grande compositore foggiano, Opera Gazet ne suggella la consacrazione critica presso il pubblico più esigente e specializzato: quello dei melomani, degli studiosi e degli addetti ai lavori di tutto il mondo. Da Foggia a New York, da New York al circuito della stampa lirica internazionale. Il percorso di Marina conferma ciò che il GIO Festival ha inteso dimostrare sin dalla sua fondazione: il patrimonio giordaniano non è memoria locale, ma repertorio vivo, capace di dialogare con i grandi palcoscenici e con le più prestigiose testate del mondo. La riscoperta di Foggia è ormai patrimonio di tutti.

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) Sep 5

LUCIANO MAGALDI SARDELLA: RECENSIONE LETTERARIA-ACCADEMICA "LONDON SCHOOL OF ECONOMICS (LSE)" PUBBLICATA DA "PRINCETON UNIVERSITY PRESS" SOURCE: https://www.linkedin.com/pulse/luciano-magaldi-sardella-recensione-london-school-lse-sardella-ph-d--dbdse/ Sono felice di condividere una notizia che rappresenta per me un momento significativo nel mio percorso come critico di letteratura accademica per la London School of Economics (LSE): la mia recensione del volume "Crisis Cycle: Challenges, Evolution, and Future of the Euro", pubblicato da Princeton University Press, è stata inclusa tra le valutazioni citate nella pagina ufficiale del libro. Essere affiancato come critico alle opere di eccellenza mondiali come John H. Cochrane, Luis Garicano e Klaus Masuch mi fa riflettere ancora su quanta strada c'è da fare per imitare il loro virtuoso esempio. Il libro di John H. Cochrane affronta una domanda cruciale per il futuro dell’Europa: l’euro può davvero sopravvivere nella sua forma attuale? Nella mia recensione per la LSE Review of Books ho cercato di restituire la complessità di questa sfida, che considero centrale per economisti, policymaker e studiosi di integrazione europea. Princeton University Press: https://press.princeton.edu/books/hardcover/9780691271606/crisis-cycle Edizione Princeton University Press su Amazon: https://www.amazon.com/-/he/Crisis-Cycle-Challenges-Evolution-Future/dp/0691271607?dplnkId=7aec93f6-7222-4fad-ae43-f63efc4fca18 Bluesky: https://bsky.app/profile/did:plc:4snhergltry4xlrwkx72uvlm Pagina del libro (Kennys): https://www.kennys.ie/shop/crisis-cycle-challenges-evolution-and-future-of-the-euro-cochrane-john-h-9780691271606 LSE Review of Books Email Love: https://emaillove.com/email-inspiration-from-lse-review-of-books-22 Con profonda gratitudine accademica verso tutti coloro che mi hanno supportato, continuo a impegnarmi per contribuire al dibattito internazionale sulle trasformazioni economiche e istituzionali del nostro continente.

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LUCIANO MAGALDI SARDELLA: RECENSIONE LETTERARIA-ACCADEMICA "LONDON SCHOOL OF ECONOMICS (LSE)" PUBBLICATA DA "PRINCETON UNIVERSITY PRESS"
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alberto ciapparoni Aug 24

#BolognaLazio regala un po' di tranquillità, per i 3 punti, per essere chiaro e senza equivoci, sono felicissimo, il contesto naturalmente non cambia e soltanto la libertà dall'attuale gestione può restituire la speranza di sogno e rispetto che la nostra storia merita. L'unico gesto di cuore in questo momento è prendere atto di una frattura insanabile che può essere curata soltanto con la messa in vendita della società. Perché i tifosi laziali hanno diritto ad ambire a traguardi maggiori di un campionato di metà classifica, e ad essere rispettati e non derisi o traditi. Oggi mi accontento del gol vincente di Frattesi e godo, da domani si continua la lotta per la libertà: la maglia biancoceleste non può e non deve essere il presente societario #Lazio #Calcio #Tifosi

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Il Fatto Quotidiano Aug 24

Dopo dieci anni dal terremoto di Amatrice, il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni hanno commemorato le 299 vittime, sottolineando l'urgenza di completare la ricostruzione e affrontare le difficoltà emerse nel processo, richiamando alla responsabilità collettiva per restituire normalità ai territori colpiti. #terremoto #Amatrice #ricostruzione

www.ilfattoquotidiano.it
Dieci anni dal terremoto di Amatrice, la commemorazione di Mattarella: “La ricostruzione va ultimata velocemente, non si può aspettare”
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SUPERNONNO IL RITORNO Aug 18

Un Paese senza disciplina perde se stesso. Roberto Vannacci propone di reintrodurre un servizio di leva moderno, diverso da quello del passato, per restituire ai giovani il senso delle regole, della responsabilità e dell’appartenenza alla comunità. Non un semplice ritorno nostalgico alla vecchia caserma, ma un percorso capace di insegnare puntualità, rispetto, sacrificio e collaborazione. Indossare una divisa non dovrebbe significare imparare la guerra, ma comprendere che la libertà non è scontata e che ogni diritto porta con sé anche dei doveri. Significa alzarsi quando si vorrebbe restare fermi, aiutare chi è in difficoltà e mettere per qualche mese il bene collettivo davanti alle comodità personali. Una proposta destinata a dividere, ma che affronta un problema reale: troppi ragazzi vengono lasciati soli, senza punti di riferimento e senza qualcuno che insegni loro il valore dell’impegno. L’Italia non ha bisogno di giovani più aggressivi, ma di cittadini più consapevoli, preparati e capaci di servire il proprio Paese con dignità. Perché una nazione forte non si costruisce soltanto con le parole: si costruisce attraverso educazione, responsabilità e rispetto. #Educazione #Responsabilità #Cittadinanza

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Gianni Alemanno Aug 17

Chi deve scegliere i parlamentari: i cittadini o le segreterie dei partiti? Reintrodurre le preferenze significa restituire agli italiani il diritto di scegliere davvero i propri rappresentanti. A settembre questa battaglia dovrà tornare in Parlamento. #FuturoNazionale https://t.co/LY2LbyJEFt #democrazia #dirittideicittadini #preferenze #IT