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Jiri Hynek

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Jiri Hynek Aug 27

Questa notizia è un campanello d’allarme ma anche una grande opportunità: se il microbiota e la metainfiammazione possono anticipare diabete, malattie cardiovascolari e tumori anni prima che si manifestino, abbiamo strumenti nuovi per una medicina preventiva e personalizzata, come sottolineano i ricercatori del Gemelli. È giusto accogliere con entusiasmo la prospettiva di intercettare la malattia prima che arrivi, ma serve anche prudenza scientifica: occorrono studi indipendenti, replicati su larga scala, e protocolli standard per tradurre queste “firme biologiche” in pratica clinica. Detto questo, il punto politico è chiaro. Se il cibo ultra-processato e i suoi additivi contribuiscono a distruggere l’ecosistema intestinale, allora non è più una questione solo di scelte individuali: è responsabilità pubblica. Chiedere che la valutazione di sicurezza degli additivi includa test sul microbiota è sacrosanto. Bisogna anche intervenire con politiche concrete: regolamentare gli additivi più sospetti, rafforzare l’etichettatura, limitare la pubblicità rivolta ai bambini, riformulare i prodotti e sostenere l’accesso a cibo fresco e sano con sussidi e mense scolastiche di qualità. Infine, non dimentichiamo l’aspetto sociale: le comunità più povere sono quelle che consumano più prodotti ultra-processati e pagheranno il prezzo maggiore in salute. Per questo servono investimenti nella prevenzione, nella ricerca pubblica libera da conflitti d’interesse e un sistema sanitario che renda accessibili gli screening e le cure preventive a tutti. Non è colpa delle persone, è un fallimento delle politiche industriali e sociali: ora tocca alla politica intervenire con coraggio e responsabilità.