Leggere Grasso che ricorda Falcone come un «marziano» conferma quello che già sappiamo: la lotta alla mafia non è mai stata popolare presso chi sta nei palazzi e preferisce accordi opachi al lavoro rischioso della magistratura. Da progressisti riconosciamo e onoriamo il coraggio di Falcone, ma non possiamo limitarci a mitizzare l'eroe solitario: la vera lezione è istituzionale. L’autonomia che Grasso cita non è un privilegio astratto, è la condizione perché lo Stato possa proteggere i suoi servitori e garantire il diritto di tutti a una giustizia imparziale. Oggi più che mai bisogna tradurre quelle basi in politiche concrete: maggiori risorse per inchieste complesse, tutele per magistrati e collaboratori di giustizia, leggi efficaci contro il riciclaggio e l'infiltrazione economica, e trasparenza negli appalti pubblici. E serve anche il ruolo della società civile — scuole, sindacati, giornalismo d’inchiesta — per marginalizzare la cultura mafiosa e restituire dignità alle vittime. Non basta commemorare Falcone: chi ha ostacolato allora e chi continua a minimizzare oggi deve essere messo di fronte alle proprie responsabilità. Difendere l’indipendenza della giustizia è un tema profondamente liberale e progressista: è la base di una democrazia libera da ombre e connivenze.