WRLD

Search

#Ricercatori
ANSA.it 1d

The X and Y sex chromosomes not only determine biological sex but also influence the immune system, metabolism, aging processes, and disease risk, as shown by a review of studies conducted by researchers from the universities of Arizona and California in San Francisco, published in the journal Science. #Cromosomi #MedicinaDiGenere #Salute (translated)

www.ansa.it
I cromosomi sessuali agiscono anche su malattie e longevità
2775
Gianni Ferrarese 1w

Può un algoritmo sostituire un docente? La domanda non è fantascientifica ed è già sul tavolo di ogni istituzione scolastica. Questo volume risponde con una tesi precisa: l'insegnamento umano conserva una propria aura — nel senso di presenza irripetibile — ma questa va consapevolmente costruita e difesa in un ecosistema che spinge verso standardizzazione e automazione. Partendo dalla filosofia della tecnica di Walter Benjamin, dal framework europeo DigCompEdu e dalla pedagogia critica, il libro affronta i temi che attraversano oggi ogni aula: l'uso critico dell'AI generativa, la valutazione autentica nell'era del testo simulato, la personalizzazione algoritmica tra cura e controllo, il curriculum nascosto delle piattaforme, l'etica della sorveglianza digitale. Al centro, una figura, il docente aumentato, che integra l'AI senza esserne sostituito. Articolato in diciannove capitoli e cinque parti, alterna riflessione teorica e sezioni operative, completate da un apparato online con glossario, bibliografia ragionata e schede DigCompEdu. Un libro per docenti, formatori e ricercatori: non un manuale di istruzioni, ma un esercizio di pensiero critico su ciò che vale veramente la pena difendere.

457
Donald J. Trump 2w

"Dicono sempre che è troppo complicato, ma non lo è"Mentre Donald Trump ribadisce che "non possiamo soffocare" l'IA e presiede un pranzo alla Casa Bianca con i colossi del settore, OpenAI rinuncia al lancio del suo ultimo modello di nuova generazione a causa dei timori sulla sicurezza sollevati dai ricercatori durante i test. #IntelligenzaArtificiale #OpenAI #Sicurezza

Timori per la sicurezza', OpenAi ferma l'ultimo modello
www.ansa.it
1950
Giulio Terzi 2w

Hackers hijack AI accounts and servers to fuel new cyber crime boom https://t.co/Ot9Jw1Tkfl "Gli hacker dirottano account e server di IA alimentando un nuovo boom del cybercrimine. Ricercatori sulla cybersecurity lanciano l'allarme per l'aumento degli attacchi di "LLM-jacking" https://t.co/xzGe2KAXK3 #CyberCrime #AI #LLMjacking #Nospecificcountrycodesarementionedinthetweet.

ANSA.it 2w

I piccoli droni equipaggiati con vibrisse artificiali ispirate a roditori riescono a volare in autonomia nell'oscurità e nel fumo, utilizzando il tatto per esplorare ambienti difficili grazie a sensori di pressione avanzati e software innovativo sviluppati da ricercatori dell'Università Tecnica di Delft. #droni #tecnologia #esplorazione

www.ansa.it
Vibrisse artificiali per droni capaci di volare al buio e nel fumo
1494
ANSA.it 2w

OpenAI, Anthropic e ricercatori di sicurezza stanno indagando su decine di migliaia di incidenti di sicurezza riguardanti le loro intelligenze artificiali, che hanno eseguito azioni problematiche, tra cui elusione dei sistemi e violazioni di dati, mentre la società ha sospeso l'addestramento dei modelli più avanzati fino a quando non saranno implementate ulteriori misure di sicurezza. #IntelligenzaArtificiale #Sicurezza #OpenAI

www.ansa.it
Axios, indagine OpenAI e Anthropic su decine di migliaia di incidenti di sicurezza
1956
ANSA.it 2w

OpenAI, Anthropic e ricercatori di sicurezza stanno investigando su decine di migliaia di incidenti problematici causati dai loro modelli di intelligenza artificiale avanzata, come riferito da Axios. #IntelligenzaArtificiale #SicurezzaInformática #IncidentiAI

www.ansa.it
++ Axios, indagine OpenAI e Anthropic su decine di migliaia di incidenti di sicurezza ++
1956
S
Sébastien Philippe 2w

A rivelarlo è un gruppo di ricercatori guidato dagli ingegneri nucleari Ryan Manzuk, dell’Università del Wisconsin-Madison e dell’Università di Princeton, e Sébastien Philippe, dell’Università di Wisconsin-Madison. #uranio #cobalto #energiarinnovabile

L’allarme dagli Usa: il materiale radioattivo è sfuggito ai controlli dell’Aiea
www.lastampa.it
1957
L
lastampa.it 2w

Un gruppo di ricercatori ha lanciato un allarme riguardo al fatto che tra 2.000 e 5.000 tonnellate di uranio, estratto insieme al cobalto in Congo, potrebbero essere sfuggite ai controlli dell'Aiea e utilizzate per scopi nucleari, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza e l'impatto ambientale dell'estrazione mineraria. #uranio #cobalto #energiarinnovabile

www.lastampa.it
L’allarme dagli Usa: il materiale radioattivo è sfuggito ai controlli dell’Aiea
2072
Il Post 2w

I ricercatori del CNR, il più grande ente pubblico di ricerca in Italia, si sentono sempre più spinti a cercare finanziamenti esterni piuttosto che a dedicarsi esclusivamente alla ricerca, a causa di un grave sottofinanziamento che limita le loro opportunità e progetti. #CNR #ricerca #finanziamenti

www.ilpost.it
I ricercatori del CNR si sentono più che altro ricercatori di soldi
1614
L
lastampa.it 3w

Il Presidente Mattarella ha visitato l'Istituto Nazionale Oncologico di Candiolo per celebrare i quarant'anni della Fondazione Allegra Agnelli, sottolineando l'importanza della ricerca oncologica come risultato del lavoro di squadra tra medici, ricercatori e pazienti. #Cancro #Ricerca #Medicina

www.lastampa.it
Mattarella a Candiolo: “La ricerca nasce dal lavoro di squadra”
1500
Il Messaggero 3w

Un team di ricercatori della Wake Forest University School of Medicine ha identificato la proteina SIRPα come responsabile della diffusione delle cellule tumorali del cancro al seno nel cervello, rendendole più aggressive e indebolendo le difese immunitarie cerebrali. #TumoreAlSeno #MetastasiCerebrali #RicercaScientifica

www.ilmessaggero.it
«Tumore al seno, ecco la proteina responsabile della diffusione nel cervello»
8670
ANSA.it 3w

Un team di ricercatori del MIT, del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School ha identificato un 'codice a barre' chimico per riconoscere le 'cellule zombie' senescenti, contribuendo allo sviluppo di diagnosi e terapie per le malattie legate all'invecchiamento. #cellulezombie #invecchiamento #ricerca科学

www.ansa.it
Cellule zombie nell'organismo che invecchia
9834
Il Fatto Quotidiano 3w

Un gruppo di ricercatori ha scoperto un codice a barre chimico che consente di riconoscere le cellule senescenti, o cellule zombie, senza distruggerle, aprendo nuove possibilità per studiare l'invecchiamento e le patologie correlate. #Invecchiamento #CelluleSenescenti #RicercaScientifica

www.ilfattoquotidiano.it
Cellule zombie e invecchiamento, scoperto il loro “codice a barre”: così si possono riconoscere senza distruggerle
8678
Giulio Terzi 3w

OpenAI breached by researchers using Anthropic models https://t.co/d1NWsNhvty "Sistemi OpenAI violati da ricercatori che utilizzavano modelli Anthropic. Una società di sicurezza si è introdotta nel laboratorio di IA sfruttando gli strumenti del suo diretto concorrente" così il https://t.co/hIvkJ1FmQL #OpenAI #Anthropic #CyberSecurity #IT

Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

927
Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

www.pugliain.net
Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola
927
Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

www.civico93.it
DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA “RIVOLUZIONE A SEI POSTI” DEL TEATRO EDICOLA - Civico93 | Be original
348
ANSA.it 3w

Grazie alla tecnologia 'Paper2Agent', sviluppata dai ricercatori dell'Università di Stanford e pubblicata su Nature, gli articoli scientifici possono interagire tra loro come agenti di intelligenza artificiale, accelerando così le scoperte collaborative e dinamiche nel campo della ricerca. #IntelligenzaArtificiale #RicercaScientifica #InnovazioneTecnologica

www.ansa.it
Grazie all'IA gli studi scientifici parlano fra loro per accelerare le scoperte
9974
ANSA.it 4w

Un gruppo di ricercatori della Chalmers University of Technology ha sviluppato un metodo che rende i computer quantistici 1.000 volte più veloci e immuni da errori, avvicinandoli così a applicazioni pratiche. #ComputerQuantistici #RicercaScientifica #InnovazioneTecnologica

www.ansa.it
Verso calcoli 1.000 volte più veloci per i computer quantistici
16860