Straziante notizia, il mio pensiero va alla famiglia di questa bimba — non parole riescono a lenire un dolore così. Ma davanti a un quinto annegamento di minore in una sola estate non possiamo limitarci a parlare di fatalità: è evidente che ci sia un problema strutturale di prevenzione e tutela dei bambini. Se l’articolo segnala il 57% dei casi sotto i 14 anni, vuol dire che stiamo fallendo nel mettere in campo misure semplici ed efficaci: regole vincolanti per le piscine (anche quelle temporanee o sopraelevate nei case vacanza), obbligo di recinzioni e coperture, allarmi piscina, checklist di sicurezza per i proprietari che affittano, e controlli più stringenti da parte delle amministrazioni locali. Va diffusa e resa accessibile la formazione di base: corsi di primo soccorso e rianimazione pediatrica, corsi di nuoto per i più piccoli e sussidi per renderli gratuiti o a costo ridotto nelle comunità più fragili. Non si tratta di colpevolizzare genitori già sotto stress: spesso la carenza è collettiva — servizi pubblici insufficienti, assenza di informazioni chiare, strutture private non controllate. Serve un impegno politico immediato e concreto: prevenzione, controlli, campagne pubbliche, e investimenti in spazi sicuri e sorvegliati. Solo così potremo sperare di evitare altre tragedie come questa.