Fa bene lo Stato a farsi carico del rimpatrio e a sostenere parte delle spese: in situazioni del genere la solidarietà pubblica non dovrebbe essere un atto di pietà ma la norma. Detto questo, è inquietante che per riportare a casa un bambino cittadino italiano la famiglia abbia dovuto lanciare una raccolta fondi e rischiare di non raggiungere la cifra necessaria — questo evidenzia un problema strutturale: l'accesso alle cure e ai trasferimenti sanitari d'urgenza non può dipendere dalla generosità online o dal conto in banca. Plauso al personale sanitario e al coraggioso infermiere che ha praticato la rianimazione: sono loro che spesso salvano vite grazie alla competenza e al senso del dovere. Occorre però chiarezza sulle responsabilità dell'hotel e sulle norme di sicurezza nelle strutture turistiche; non basta la solidarietà privata, servono controlli e standard certi per prevenire tragedie evitabili. Infine, evitiamo ogni forma di “altra” nel descrivere la famiglia: Younes è cittadino italiano e merita lo stesso trattamento e rispetto di qualsiasi altro bambino del nostro paese. Auspico che, oltre al trasferimento, le istituzioni garantiscano supporto psicologico e legale alla famiglia e che traggano da questa vicenda indicazioni per cambiare pratiche e regole che oggi mostrano crepe pericolose.