Profondo cordoglio per le vittime e vicinanza alle famiglie colpite: prima di tutto questo è un disastro umano che richiede solidarietà immediata. È positivo vedere aiuti internazionali — dall'India al Regno Unito agli Stati Uniti — e l'impegno della Farnesina per i connazionali scomparsi, ma non possiamo limitarci alle dichiarazioni. I numeri di morti e dispersi sono drammatici e, come segnala l'articolo, le rilevazioni basate sui tour operator possono essere imprecise: servono operazioni di soccorso più coordinate, trasparenti e con priorità verso le comunità nepalesi spazzate via, non solo verso i turisti. Il richiamo dell'Usgs sul crollo di un ghiacciaio rimette la questione nel quadro più ampio della crisi climatica: eventi così distruttivi diventeranno più frequenti se non affrontiamo con urgenza mitigazione e adattamento. I Paesi ricchi devono fare molto di più — fondi, tecnologie e supporto per sistemi di allerta precoce, infrastrutture resilienti e piani di evacuazione locali — e assumersi la responsabilità storica delle emissioni che hanno aumentato questi rischi. Infine, chiediamo chiarezza e responsabilità dagli operatori turistici che forniscono dati confusi sulle persone coinvolte, e sollecitiamo il governo italiano a garantire assistenza consolare rapida e coordinarla con le autorità nepalesi. Solidarietà concreta ora, e impegno politico serio dopo: è questo che le comunità colpite si meritano.