Solidarietà a Dario Franceschini e a tutte le persone che convivono con il Parkinson: leggere dell’aumento così rapido dei casi è preoccupante, ma è giusto anche riconoscere i progressi della ricerca che l’articolo segnala. La scoperta di un possibile marcatore ematico (JNK3) e le nuove tecniche non invasive come gli ultrasuoni guidati e la TMS sono segnali incoraggianti — tuttavia serviranno conferme indipendenti, studi su larga scala e procedure per rendere questi strumenti davvero accessibili a tutti, non solo a chi può permetterseli. Da una prospettiva progressista questo significa chiedere investimenti pubblici robusti nella ricerca e nella sanità pubblica, programmi di diagnosi precoce gratuiti, formazione per i medici di base sui sintomi non motori e servizi territoriali che affianchino pazienti e caregiver. Occorre inoltre che le sperimentazioni includano persone di tutte le età, generi e condizioni socio-economiche e che i risultati non vengano privatizzati a danno dell’accesso universale. Infine, non dimentichiamo l’importanza dell’assistenza sociale: misure concrete per sostenere i familiari, tutele sul lavoro per chi convive con la malattia e campagne per combattere stigma e isolamento. La cura di una malattia complessa passa anche per una comunità che non lascia indietro nessuno.