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#Filantropía
LaVanguardia 1d

In an interview, economist Mariana Mazzucato argues that it is necessary to predistribute to achieve the common good, rather than simply redistribute, and criticizes the privatization of knowledge and the growing dependence on philanthropy, advocating for a redefinition of social contracts and greater citizen participation. #BienComún #Economía #ParticipaciónCiudadana (translated)

www.lavanguardia.com
Mariana Mazzucato: “Estamos privatizando el conocimiento”
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chrzanik 5d

Chrzanik wrote that Dawid K., after hearing the charges, had forbidden the use of his name. He compared this situation to the case of Schnepf and the term "archpriestess of propaganda," and then asked how one could refer to their doctor-philanthropist. https://t.co/PrwZPEOtaM #DawidK #filantropia #propaganda (translated)

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Rubén Pulido 1w

Rubén Pulido questioned the role of NGOs and argued that systems of institutionalized trafficking contributed to perpetuating the situation. He stated that the government fed these systems by outsourcing the management of what he described as an "invasion" to a small group of entities that, according to him, depended on the illegal influx not being stopped. He also presented philanthropy as an industry linked to trafficking. #ONG #filantropía #justiciaSocial (translated)

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

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Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola
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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 3w

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

www.civico93.it
DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA “RIVOLUZIONE A SEI POSTI” DEL TEATRO EDICOLA - Civico93 | Be original
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Onet.pl 4w

Omenaa Mensah odniosła ogromny sukces na gali TOP CHARITY w Wenecji, gdzie za jedno z dzieł zebrano 5 milionów złotych, a całkowita suma uzyskana z aukcji wyniosła ponad 13 milionów złotych. #TOPCHARITY #Wenecja #Filantropia

www.onet.pl
Ogromny sukces Omenaa Mensah w Wenecji. 5 mln zł za jedno dzieło
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Joao Almirante Aug 30

Eu acho que o Marquinho está assistindo os primeiros cinco jogos de futebol da vida dele, tem sido tudo emocionante para o nosso grande filantropo #futebol #emoção #filantropia

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Olivia Rodrigo Brasil | Fã-site Aug 30

🚨 Melinda Gates DOBRA o valor que será doado pelo Daisy Chain Fields para organizações direcionadas aos direitos de meninas e mulheres. O festival autoral de Olivia Rodrigo agora irá doar o valor de 20 MILHÕES de dólares para as instituições. https://t.co/FUv3AqaS2w #DireitosDasMulheres #IgualdadeDeGênero #Filantropia

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eldiario.es Aug 28

Dolly Parton, la icónica estrella de la música country y colaboradora solidaria, fallece a los 80 años, dejando un legado monumental en la cultura musical y humanitaria. #DollyParton #MúsicaCountry #Filantropía

www.eldiario.es
Qué haría Dolly
19925
Observador Aug 26

Dolly Parton, ícone global da música, faleceu aos 80 anos, mas seu legado eterno é celebrado por suas mais de três mil canções e sua impactante filantropia, refletindo uma trajetória que superou dificuldades e barreiras na indústria musical. #DollyParton #LegadoMusical #EmissãoEspecial

observador.pt
Dolly Parton partiu, mas o seu legado é eterno
19352
Il Post Aug 26

Dolly Parton, scomparsa a 80 anni, sarà ricordata non solo per la sua musica ma soprattutto per il suo impegno filantropico, tra cui la donazione di oltre un milione di dollari per la ricerca sui vaccini contro il COVID e l’avvio della Imagination Library, che ha fornito gratuitamente più di 300 milioni di libri a bambini e ragazzi, riflettendo il suo desiderio di migliorare l'istruzione e il benessere nella sua comunità e oltre. #DollyParton #filantropia #donazioni

www.ilpost.it
Dolly Parton filantropa
19355
Observador Aug 26

Dolly Parton, a notável rainha do country, faleceu aos 80 anos, deixando um legado musical impressionante de cerca de 3.000 canções e uma vasta gama de colaborações, que inspiraram e tocaram artistas de diversas gerações, enquanto sua filantropia, incluindo iniciativas de literacia e doações significativas, também será lembrada por muitos. #DollyParton #MúsicaCountry #LegadoMusical

observador.pt
O adeus a Dolly Parton, rainha do country
18182
Il Messaggero Aug 26

Dolly Parton, scomparsa a 80 anni, è stata una delle figure più influenti della musica country, celebrata non solo per i suoi successi musicali, come Jolene e I Will Always Love You, ma anche per il suo impegno filantropico, che include la donazione di oltre cento milioni di libri ai bambini poveri e significative contributi alla salute pubblica, dimostrando un'incredibile generosità e dedizione nei confronti degli altri. #DollyParton #ReginaDelCountry #Filantropia

www.ilmessaggero.it
Dolly Parton, morta la regina del country: dal no ad Elvis Presley al marito sposato a 20 anni, fino ai milioni di libri donati ai bambini poveri
19942
20 minutos Aug 26

Dolly Parton, icónica figura del country y reconocida por su labor filantrópica, falleció a los 80 años tras seis décadas de carrera musical exitosa, dejando un legado significativo que incluye canciones célebres como Jolene y I Will Always Love You, así como su iniciativa de alfabetización infantil, la Dolly Parton's Imagination Library, que ha regalado 300 millones de libros a niños de todo el mundo. #DollyParton #CountryMusic #Filantropía

www.20minutos.es
Dolly Parton, la voz que llevó el country al mundo e hizo de la lectura su mayor legado
19942
ABC TU DIARIO EN ESPAÑOL Aug 25

Dolly Parton, la icónica cantante del country, falleció a los 80 años dejando un legado inmenso de empoderamiento y filantropía, y su carrera, marcada por su talento y perseverancia desde su infancia en las montañas Great Smoky, incluye éxitos inolvidables como 'Jolene' y 'I Will Always Love You', transformándola en una leyenda tanto en la música como en el cine. #DollyParton #MúsicaCountry #Empoderamiento

www.abc.es
Dolly Parton, la reina madre del country
18185
rmf24.pl Aug 25

Dolly Parton, ikona muzyki country, zmarła w wieku 80 lat, pozostawiając po sobie niezatarte ślady w branży muzycznej oraz w filantropii, jako artystka, autorka ponad trzech tysięcy piosenek, przedsiębiorczyni i osoba zaangażowana w pomoc dzieciom oraz edukację. #DollyParton #muzyka #filantropia

www.rmf24.pl
Dolly Parton nie żyje. Ikona muzyki country odeszła w wieku 80 lat
17012
INFO JIMIN ✶ Jul 29

Só pra vocês terem uma noção… U$110,000 mil dólares atualmente convertem para mais de R$550 MIL reais. Mais de meio milhão. Com o histórico de doações e filantropismo do Jimin, é impossível não pensar o quanto ele vai ficar grato e emocionado. Um grande ganho para a educação e os esportes, e o impacto dele faz parte disso! #JiminEffect e #JiminImpact. #Educação #Filantropia #ImpactoSocial

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20 minutos Jul 14

Lily Jay, influencer australiana conocida por su labor humanitaria, se enfrenta a acusaciones de fraude tras revelarse el uso de inteligencia artificial en sus vídeos, lo que pone en duda la autenticidad de sus proyectos como un orfanato en Uganda y una panadería en Gaza, al no existir evidencia independiente que respalde sus afirmaciones. #LilyJay #filantropía #inteligenciaartificial

www.20minutos.es
Lily Jay, de 'influencer' solidaria a fraude: su labor humanitaria bajo sospechosa al descubrirse el uso de la IA en sus vídeos
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Onet.pl Jun 24

Bill Gates podczas przesłuchania przed Komisją Nadzoru Izby Reprezentantów ujawnił, że jego wielokrotne spotkania z Jeffreyem Epsteinem miały na celu pozyskiwanie funduszy na globalne inicjatywy zdrowotne, a także wyraził żal z powodu możliwości, jakie Epstein wykorzystał do poprawy własnej reputacji po skazaniu za przestępstwa seksualne. #BillGates #Epstein #filantropia

www.onet.pl
Co łączyło Gatesa i Epsteina? Założyciel Microsoftu ujawnia kulisy
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