Inter extended birthday wishes to the "Jardinero," recalling the 75 goals scored in black and blue and the emotions given to the fans. https://t.co/WhEm5zdYIt #Inter #ForzaInter #Jardinero (translated)
Inter extended birthday wishes to the "Jardinero," recalling the 75 goals scored in black and blue and the emotions given to the fans. https://t.co/WhEm5zdYIt #Inter #ForzaInter #Jardinero (translated)
L’uomo giusto, forse, nel momento sbagliato. Due Coppe dei Campioni, due Palloni d’Oro e un Europeo: Karl-Heinz Rummenigge arriva all’Inter nel 1984, a 29 anni, nel pieno della maturità. In nerazzurro fa coppia con Spillo Altobelli. L’inizio non è semplice, poi Kalle sceglie il giorno perfetto per sbloccarsi: Inter-Juve 4-0, doppietta. È l’inizio di un amore destinato a durare. Tre stagioni, tanti gol e giocate rimaste nella memoria: la staffilata nel derby, la girata contro il Torino e, soprattutto, il gol che non c’era. Contro i Glasgow Rangers, in Coppa UEFA, Rummenigge inventa una spettacolare rovesciata, annullata per gioco pericoloso. A fine partita, l’arbitro gli chiede la maglia per il figlio. Qualcuno giura che Kalle lo stia ancora guardando male. #Inter #Calcio #Rummenigge
Leader si nasce, o all’occorrenza si diventa. Roberto Mancini lo aveva capito in Inghilterra, innamorandosi calcisticamente di Yaya Touré: fisico, tecnica, mobilità e leadership. Al Galatasaray trovò invece Felipe Melo, che anche lì divenne il punto di riferimento, l’ultimo ad arrendersi. Quando Mancini tornò all’Inter, volle con sé il suo Comandante. Un centrocampista ruvido, a volte fin troppo irruento, ma con una qualità che non gli è mai mancata: la personalità. Cominciò vincendo un derby e contribuendo alla miglior partenza possibile: quattro vittorie nelle prime quattro. Poi arrivò Inter-Verona. Quindici punti su quindici, il primo posto da difendere e un corner. Melo si alzò più in alto di tutti e segnò. L’unico gol con la maglia dell’Inter. Quella squadra non era ancora pronta per lo Scudetto. Finì quarta, a un passo dalla Champions. Ma era l’inizio di un percorso che avrebbe riportato l’Inter tra le grandi. Melo, intanto, è diventato nerazzurro anche nel cuore. Perché interisti si nasce. Ma a volte, semplicemente, lo si diventa. 👉 https://t.co/3KAQNMjWbO #Inter #Calcio #Leadership
Le parole del Presidente e CEO nerazzurro, intervenuto al termine della celebrazione che si è tenuta nella Basilica di S. Ambrogio https://t.co/rgf5IN2Dtn #Inter #SerieA #Calcio
Nel giorno dei 100 anni di San Siro, lo stadio dedicato a Meazza che tenne a battesimo Sandrino al debutto nel 1961, Mazzola se ne va: una vita per l’Inter da campione eccelso Figlio di una leggenda vivente come papà Valentino scomparso a Superga, Mazzola è riuscito nell’impossibile impresa di arrampicarsi sul suo piedistallo. Un altro mito della Grande Inter che se ne va Sembra quasi che abbia voluto sceglierlo, il giorno della sua morte, Sandro Mazzola: che ci ha lasciato oggi, 19 settembre 2026, nel giorno in cui lo stadio di San Siro che negli anni 60 e 70 lo vide eccelso e inimitabile primattore compie 100 anni; lo stadio che porta il nome di Giuseppe Meazza, altra leggenda interista, l’uomo che - guarda caso - tenne a battesimo in Serie A come allenatore proprio lui, Sandrino Mazzola, il 10 giugno 1961 in un match passato alla storia del calcio italiano: quel Juventus-Inter 9-1 in cui Angelo Moratti, papà di Massimo, in segno di protesta contro la FIGC del presidente Umberto Agnelli - en passant anche presidente della Juventus - decise di schierare la formazione De Martino, cioè la Primavera di oggi, dopo l’annullamento della vittoria a tavolino data all’Inter per l’invasione di campo che il 16 aprile aveva costretto l’arbitro Gambarotta a sospendere al 30’ del primo tempo, sullo 0-0, la partita al Comunale di Torino. La FIGC del presidente Umberto Agnelli accolse il ricorso del presidente della Juventus Umberto Agnelli e in barba a ogni precedente in materia dispose la ripetizione della partita: che l’Inter, appunto, boicottò mandando in campo i ragazzi e spedendo in panchina non Helenio Herrera ma Giuseppe Meazza. L’uomo di cui San Siro che oggi compie 100 anni porta il nome. L’uomo che proprio in quell’occasione tenne a battesimo Mazzola al debutto in Serie A in cui Sandro mise la firma all’unico gol nerazzurro di una partita surreale - oggi diremmo distopica - entrata subito nella storia non proprio adamantina del nostro calcio borderline. Raccontare Mazzola a chi non ha avuto la fortuna di vederlo giocare, diciassette lunghe stagioni dal 1960 al 1977, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro scudetti, il titolo di campione d’Europa con l’Italia nel 1968, capocannoniere sia in Serie A (1964-65, 17 gol) sia in Coppa dei Campioni (1963-64, 7 gol), una vita per l’Inter prima da giocatore e capitano (417 partite, 116 gol), poi da dirigente prima con Fraizzoli e poi con Massimo Moratti, raccontare Mazzola a parole - dicevo - non è facile. Ma a fotografarne la grandezza tecnica basta forse una tabella, quella che vedete sotto: è tratta dall’Albo d’Oro del Pallone d’Oro e si riferisce al 1971. Un’edizione del Pallone d’Oro in cui Mazzola, a quel tempo 29enne, si piazza al secondo posto dietro Johan Cruyff e davanti a George Best: e anche se ai tempi non eravate ancora nati o eravate troppo piccoli per ricordare, che fuoriclasse immensi siano stati Cruyff dell’Ajax e Best del Manchetser United credo lo sappiate tutti. Erano, è vero, tempi d’oro per il calcio italiano: che due anni prima, nel 1969, aveva trionfato con Rivera Pallone d’Oro e Gigi Riva secondo e che di lì a due anni avrebbe portato nientemeno che un portiere, Dino Zoff, sul secondo gradino del podio tra Cruyff (vincitore) e Gerd Muller (terzo classificato). Sandro Mazzola è stato un campione unico. Numero 8 della leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera, in cui il 9 era Peirò (e prima Di Giacomo) e il 10 Luisito Suarez, Mazzola era un ibrido unico nel suo genere capace com’era, grazie alla sue doti di tecnica e velocità, scatto e resistenza di essere al tempo stesso eccelso attaccante e eccelso centrocampista, all’occorrenza anche di fatica. Ma ancora una volta sono le immagini, più della parole, a raccontare tutto di lui. E anche se quelle in bianco e nero non rendono giustizia, riguardatevi il gol che l’8 dicembre 1966 Mazzola segnò in Coppa dei Campioni sul campo dell’allora fortissimo Vasas Budapest: gol dell’1-0 dopo imbeccata di Bedin a innescarne la corsa. https://t.co/e90SQPEyK2 Sarti, Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Emoziona rileggere i nomi della Grande Inter degli anni Sessanta; e rattrista e fa male sapere che con la scomparsa di Mazzola sono oggi soltanto due i sopravvissuti: Gianfranco Bedin, classe 1945, e Aristide Guarneri, classe 1938, che ho la fortuna di incrociare ogni tanto nella città dove vivo, Cremona, nei pressi di Piazza Marconi, in perfetta forma: tutto diresti tranne che di trovarti di fronte a un ottantottenne. A pochi giorni dal crudele addio a Franco Baresi, leggenda del Milan, il calcio italiano s’inchina e piange Sandro Mazzola. Campione d’Europa nel 1968, vicecampione del mondo nel 1970, campione per sempre nel cuore non solo dei tifosi dell’Inter e della nazionale ma di tutti gli sportivi italiani. Capace di compiere la più difficile e grande delle imprese: salire - e rimanervi - sul piedistallo di un papà, il Valentino Mazzola scomparso a Superga, per classe, bravura e carisma inarrivabile. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su https://t.co/l4gP5JEXPE vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo #SanSiro #SandroMazzola #Inter
Ha osservato. Ha imparato. È diventato uno dei più grandi. Sandro Mazzola, nerazzurro per sempre 🖤💙 https://t.co/LLUWplDhmu #Inter #Mazzola #Calcio
Ho visto Sandro dribblare uno, due, tre, quattro giocatori del #Vasas prima di fare gol, l’ho conosciuto da dirigente nerazzurro, con presidente #Fraizzoli, l’ho avuto mio ospite a #SettimanaGol nel maggio 1991, l’ho visto piangere per aver rivisto per la 1^volta le immagini sue e di suo padre. È stato un grande Campione e un bambino che aveva molto sofferto. Ti sia lieve la terra, Baffo 🙏 #calcio #ombretto #campione
Sandro Mazzola, storica bandiera dell'Inter, è morto all'età di 83 anni dopo una lunga malattia, con il club nerazzurro che ha comunicato la triste notizia durante il giorno del centesimo compleanno dello stadio San Siro. #SandroMazzola #Inter #CalcioItaliano

È morto all'età di 83 anni Sandro Mazzola, leggenda dell'Inter e uno dei più grandi calciatori della storia, come annunciato dal club nerazzurro in un toccante comunicato. #SandroMazzola #Inter #Calcio

C’è chi entra nella storia. E poi c’è chi diventa la storia stessa dell’Inter. Da ragazzo nerazzurro a simbolo eterno, Sandro Mazzola ha attraversato generazioni, vincendo, emozionando e tramandando l’amore per questi colori. Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo. Che, come spesso ha raccontato, aveva un solo, ultimo, desiderio: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca sempre, anche quando sembra impossibile” Il cordoglio di FC Internazionale Milano: https://t.co/n4c4gO8DYg #Inter #SandroMazzola #Calcio
53 gol in 4 stagioni. Un Pallone d'Oro. Un Mondiale vinto da nerazzurro 🏆 @LMatthaeus10 ⚫🔵 https://t.co/0j4ZLmCMgo #Inter #PalloneDorato #Mondiale
⚫️🔵🇫🇷Il grande inizio di stagione di Andy Diouf non passa inosservato: l'esterno nerazzurro è stato inserito nella pre-lista della Francia di Zinedine Zidane per le prossime quattro partite di Nations League @RMCsport https://t.co/VcERJlPQzt #NationsLeague #Diouf #Francia
AS - Il Bernabéu è terra di fenomeni soprannaturali. Alcuni indimenticabili. Tutti inspiegabili. Una buona Inter si è sparata due volte da sola, mentre il Real Madrid ha assistito quasi compiaciuto al suicidio nerazzurro, ha poi sprecato la possibilità di dilagare e ha finito addirittura per chiedere quanto manca. Per lunghi tratti, infatti, la squadra di Mourinho ha ricordato quella degli ultimi due anni. È il momento di festeggiare poco una vittoria importante e di analizzare molto, perché senza un’altra prestazione memorabile di Courtois la festa non sarebbe stata possibile. Il portiere belga è stato il principale garante del successo madridista all’esordio nella sua competizione. L’Inter farà fatica a spiegarsi questa sconfitta. Ha gestito la partita, ha dominato il Madrid in diverse fasi e ha costruito occasioni importanti, ma sbagliare due volte al Bernabéu costa carissimo. E il Real, dal canto suo, farà altrettanta fatica a capire come abbia finito per soffrire, dopo aver avuto la possibilità di fare una goleada pur senza giocare bene, quando la partita era ormai diventata completamente folle. Il primo tempo è stato quasi paranormale. L’avvio del Real è stato gelido: pressione troppo blanda, uscita palla imprecisa, centrocampo dominato da quello nerazzurro, soprattutto da Barella. Per l'Inter un suicidio da manuale. E una partita sempre più inspiegabile. Il Madrid si è ritrovato lanciato senza quasi essersi sporcato le mani, a parte quelle di Courtois, che sembravano immerse nell’acqua santa, e con una gara ormai aperta, terreno ideale per le sue frecce offensive. Dopo il gol di Carlos Augusto, al Bernabeu si è diffuso il panico. Una vittoria tanto necessaria quanto poco rassicurante #RealMadrid #Inter #ChampionsLeague
Ultima giornata della stagione 2018-19. Inter-Empoli. I nerazzurri devono vincere per andare in Champions League, l’Empoli deve salvarsi. Succede di tutto. Keita la sblocca, Icardi sbaglia un rigore, l’Empoli pareggia, Nainggolan riporta avanti l’Inter. Nel finale però la partita diventa un assedio. Poi arriva il momento che tutti ricordano. Handanovic è battuto, la porta è spalancata, il pareggio sembra inevitabile. Danilo D’Ambrosio sbuca sulla linea e salva tutto con un intervento che vale una stagione. Perché la grandezza di D’Ambrosio è stata questa: esserci sempre quando serviva. Quasi dieci anni in nerazzurro, 284 presenze, dalla rincorsa alla Champions fino allo Scudetto. Mai il più celebrato, quasi sempre il più affidabile. Oggi Danilo D’Ambrosio compie 38 anni. E per tanti interisti basterà pensare a quella corsa verso la linea di porta per ricordarsi esattamente chi è stato: uno che non ha mai tradito 🖤💙 #Inter #Dambrosio #SerieA
⚫️UFFICIALE🔵 FC Internazionale Milano comunica di aver raggiunto un accordo per il prolungamento di contratto del giocatore Francesco Pio Esposito: l'attaccante classe 2005 sarà nerazzurro fino al 30 giugno 2032 https://t.co/5ug1Xf2EYM #FCInternazionale #Esposito #Calcio
20 anni senza Giacinto Facchetti. 634 presenze, 75 gol e una vita dedicata ai colori nerazzurri. Giocatore, dirigente, Presidente. Leggenda e ispirazione, dentro e fuori dal campo. Per sempre Nerazzurro 3️⃣🖤💙 👉 https://t.co/r7nur6tfZW https://t.co/wNlR9GAkPV #GiacintoFacchetti #Inter #Nerazzurro
⚫️🔵Mattia Marello in lista Champions: continua a bruciare le tappe il classe 2008 nerazzurro. Dopo la stagione da 15 assist in Primavera, ecco 1 gol e 1 assist nelle prime 3 partite di Under 23. Ora la lista Champions e un futuro che sembra scritto verso la prima squadra https://t.co/ZDrExLIrJa #Inter #ChampionsLeague #Calcio
Situazione già in bilico da tempo, poi C'È CHI SA e mette sempre prima il bene della propria squadra e C'È CHI NON SA e spara a vanvera per hype e per lucrare. Piero #Ausilio lascia l'#Inter dopo 28 anni, piaccia o non piaccia oggi il nostro club perde un pezzo di storia, un uomo con il sangue nerazzurro. La corte dalla premier esiste anche prima del mio commento, vediamo se si concretizzerá e quando. #Inter #Calcio #SerieA
MatteoMoretto - Piero #Ausilio a breve firmerà la risoluzione consensuale con l’#Inter. Il nuovo direttore sportivo del club nerazzurro sarà Dario #Baccin! https://t.co/9i5MndfAFz #Inter #Calcio #Calciomercato