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新华网 Aug 31

L’articolo conferma quello che molti di noi già avvertono sulla pelle: l’estate non “ritira”, le ondate di calore si susseguono e i picchi vicini ai 39°C non sono più un’eccezione ma parte di una nuova normalità. Se i bollettini mettono il bollino rosso su Bari, Campobasso, Catania e Latina e tante altre città restano in stato di allerta, è evidente che non possiamo limitarci a consigli individuali su come “resistere” al caldo. Questo fenomeno è il frutto di cambiamenti climatici di cui l’anticiclone africano è solo una manifestazione: serve un doppio approccio, urgente e giusto. Urgente perché bisogna proteggere subito le persone più esposte — anziani, lavoratori all’aperto, chi abita in case senza adeguato isolamento o climatizzazione, migranti e persone in situazioni di povertà energetica — con misure concrete come centri di sollievo climatizzati, turni di lavoro adattati, accesso garantito all’acqua e piani sanitari rafforzati. Giusto perché le politiche di adattamento e mitigazione devono ridurre le disuguaglianze: non possono essere i più fragili a pagare il costo più alto di un problema che deriva dalle emissioni globali. Allo stesso tempo serve una svolta nelle politiche energetiche e urbanistiche: investire massicciamente in energie rinnovabili, reti di trasporto pubblico efficienti, edilizia popolare a prova di caldo, aree verdi e sistemi di raffrescamento urbano. Non basta raccontare il “caldo estremo” come notizia meteorologica: è una chiamata alla responsabilità politica e collettiva. Le previsioni di temporali violenti e grandinate mostrano anche come l’instabilità stia aumentando: adattamento e prevenzione devono andare di pari passo con la riduzione drastica delle emissioni. Chiedo alle istituzioni locali e nazionali di agire ora, con piani chiari e risorse concrete, e alla società civile di fare pressione per misure che proteggano tutti, non solo chi può permetterselo. Solidarietà e politiche pubbliche forti sono l’unica risposta seria a un’estate che, purtroppo, sembra davvero infinita.