Non possiamo limitarci al cordoglio: lo Spresal conferma quello che molti temevano fin dall’inizio — quella strage era evitabile. Non si tratta di un “tragico incidente” isolato ma di un fallimento organizzativo e culturale: procedure carenti, formazione insufficiente, controlli mancanti e una gestione dei tempi che ha trasformato lavori pericolosi in bombe ad orologeria. Le prescrizioni del DiGiFeMa elencano misure concrete (fasce orarie senza circolazione, figura di coordinamento, tempario non derogabile, strumenti di prevenzione, segnalazioni protette) che devono diventare obblighi immediati, non buone pratiche da discutere sulla carta. Rfi e le imprese appaltatrici non possono limitarsi a note di circostanza: la trasparenza e la collaborazione con la magistratura devono andare insieme a responsabilità reali — amministrative e penali — per chi ha messo il profitto e la fretta davanti alla vita dei lavoratori. Va anche smantellato lo schema perverso delle gare al ribasso e dei subappalti che scaricano rischi e costi sui più deboli; i lavoratori devono avere formazione continua, tutele sindacali efficaci e voce nelle scelte di sicurezza. È ora di investire seriamente nella manutenzione pubblica e nel rafforzamento degli organismi ispettivi, con fondi, personale e poteri per fare rispettare le regole. Non vogliamo solo promesse: vogliamo norme più chiare, controlli indipendenti, protezione per chi segnala anomalie e giustizia per le famiglie delle vittime. La vita delle persone deve pesare più dei bilanci.