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#pensieri
Marco M.M. 1d

Marco M.M. wrote that his profile, dedicated to meteorology, would continue to deal with the weather, but that he wanted to share a personal reflection after facing a significant health issue in the previous weeks. He recounted having lived through difficult days and new fears, an experience that, according to him, made him reevaluate everyday things and the importance of paying attention to the difficulties of others. He added that his private messages were open to anyone who needed to talk and that, while he did not have solutions for every problem, he was available to listen. He concluded by inviting people to take care of themselves and those close to them, specifying that in the next post he would return to discussing meteorology. #Vita #Ascolto #Gratitudine (translated)

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"Therefore, it is clear that he had suicidal thoughts." In a statement on Fox News, Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu said that, based on initial investigations, the co-pilot who attempted to hijack a plane in flight between Dubai and Tel Aviv on Wednesday had undergone "Islamist radical indoctrination." #Flydubai #Netanyahu #terrorismo (translated)

Il copilota del volo Flydubai si era radicalizzato, dice Netanyahu
www.ilpost.it
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lana del day 2w

Condividere ricordi e pensieri su questo social che è il social dove ci siamo affezionati alla persona che è venuta a mancare mi pare assolutamente normale e leggervi mi sta riempendo il cuore in una giornata così di merda #ricordi #lamentelibero #emozioni

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Paolo Mossetti 2w

Ricordiamo che questo è il quotidiano che molti "riformisti" e "liberali" PD usano come piattaforma per esprimere i loro pensierini, il loro malessere, lamentare la penetrazione della propaganda autoritaria e accusare il resto del centrosinistra di "estremismo". https://t.co/t1UHaUKMpt #politica #centrosinistra #riformismo

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Federico Albano 3w

Cosa ci dicono i dati delle #FP2 dell'#AzerbaijanGP: - #Mercedes sembra in una delle piste migliori per la #W17: si riparte sempre da sotto i 100 km/h, conta un ICE con tanta coppia e avere tanta energia a disposizione per convogliarla in basso nelle ripartenze e in alto negli allunghi infiniti. Il risultato è 0.8 al primo degli altri. Poi la macchina è morbida e agile, anche perché con il pacchetto low drag possono giocare anche sulle sospensioni senza pensieri. Per ora sono sorci verdi per gli altri - #Russell molto in palla, Kimi non sembra avere tutta la confidenza necessaria ancora. Può giocare meno col suo stile su queste curve e in frenata per ora non sta performando, mentre Russell ha fatto un salto a metà sessione di quasi 0.3 proprio perché ha fatto uno step di confidenza in frenata - #McLaren "muore" in rettilineo ma va forte dove serve. Tranne che alla Cittadella, dove le curve lente e tortuose li fanno soffrire un po' con questa monoposto. Anche a Monza sembravano in difficoltà sull'energia, poi in qualifica han fatto vedere che sapevano dove trovare quello che la PU Mercedes ha da offrire, per cui non sono da tagliare fuori - #RedBull continua a sembrare un bel compromesso, con deployment diverso e da ottimizzare, ma Max può provare a inserirsi nella lotta - #Ferrari una sofferenza: il deployment viene concentrato in tutti i punti più sensibili della pista, ma questo significa recuperare energia dalle altre parti. Nel settore centrale tutti i mini allunghi sono un disastro (-10 km/h), la trazione del V6 è già scarsa, in più non si può convogliare in basso l'energia per tappare perché il retrotreno rigido non consente di scaricare altra potenza, anzi è già oltre il limite così. In una pista con 9 ripartenze sotto i 100 km/h sul cronometro diventa un problema gigantesco. #Leclerc con ADUO 2 (dovrebbe almeno a logica avere quello) quasi eguaglia Russell nell'ultimo settore, ma per arrivare lì deve prendersi 0.6 nel settore centrale. Se questi gap fossero reali a parer mio possono anche cambiare la PU a Charles, ma ovviamente solo loro sanno quanto margine hanno. - Va detto che l'impressione generale è che in questo venerdì sia stata Mercedes a spingere di più sulla PU rispetto agli altri e in una pista così power-sensitive i gap sono diventati subito enormi, da capire domani se si livellano, almeno un po' - Sul passo è sembrata fondamentale l'introduzione della gomma. Verstappen e Russell in grado di partire subito forti ma poi stabili sui tempi, Kimi, le Ferrari e i McLaren partono tutti almeno 1s più lenti ma dopo qualche giro arrivano anche loro agli stessi tempi. Dipende se il tempo che perdi con la lenta introduzione ti garantisce poi la vita a fine stint. Vediamo domani FP3 e soprattutto qualifiche cosa ci diranno tra scelte sospensive e deployment. #F1 #AzerbaijanGP #FP2

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Davide Citton Guardiano dell'Essere. 3w

Se riconosci i pensieri nel momento in cui sorgono, essi non possono nuocerti. «Quando si osserva direttamente la mente stessa, all’inizio si vede un flusso continuo di pensieri che sorgono senza sosta, come particelle di polvere illuminate da un raggio di sole. Essi sorgono continuamente.Ma se la presenza consapevole rimane salda, se viene mantenuta senza interruzione, allora, per quanto numerosi possano essere i pensieri, essi perdono il loro potere: non riescono più a condizionarci in un senso o nell’altro. Appaiono, ma non possono arrecare alcun danno. È necessario familiarizzarsi con questo stato. Se riconosci i pensieri nel momento in cui sorgono, essi non possono nuocerti. Se invece rimangono non riconosciuti, privi della luce della consapevolezza, da questo nascerà tutta la sofferenza.» Davide Citton

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Luigi Marattin 3w

PENSIERI SPARSI. In tutto il mondo occidentale si stanno ormai consolidando da diversi anni due netti fenomeni politici: 1) la radicalizzazione della sinistra. Negli USA, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, quello che era il centrosinistra riformista e liberale della Terza Via si è progressivamente e definitivamente radicalizzato. Sia in politica estera (dove è su posizioni pro-pal e anti-Ucraina), sia in politica interna, dove dominano parole un tempo bandite come nazionalizzazioni, patrimoniali, espropri , espansione della sfera dello Stato. 2) la nascita e crescita di partiti anti-sistema di destra xenofoba, populista e sovranista. Negli stessi paesi di cui sopra, abbiamo assistito a crescite esponenziali di partiti che in politica estera di dichiarano più o meno apertamente filo-russi, e in politica interna convogliano il peggior ricettacolo di populismo sovranista, offrendo però in cambio agli elettori l’eterna e illusoria promessa del “cacciare gli immigrati”. Entrambi i fenomeni sono pienamente in atto anche in Italia. Dove OGNI pilastro del centrosinistra di Prodi (anni 90), Veltroni (anni 00) e Renzi (anni 10) - dalla politica estera a quella fiscale, passando per ogni altra dimensione - è stato completamente smantellato per essere sostituito da leader che sbraitano contro il neoliberismo, giovani che rivendicano il comunismo e parole d’ordine che nei 30 anni precedenti erano proprie solo di Rifondazione Comunista e di Socialismo Rivoluzionario. E dove per la prima volta nella Seconda Repubblica è nato un forte partito a destra del centrodestra, in un rapporto conflittuale e non cooperativo. In questo quadro, ad essersi squagliati non sono solo i socialdemocratici riformisti, ma pure i liberali e ora persino i popolari: basti guardare l’incredibile crollo della Cdu in Germania. Che fare quindi? Io vedo due strade: 1) ostinarsi a combattere sinistra radicale e destra sovranista (che io considero UGUALMENTE pericolosi) all’interno del quadro bipolarista. Quindi dividendo le forze. 2) prendere atto che le categorie politiche sono definitivamente cambiate, e costruire un’alternativa che abbia il coraggio - l’enorme coraggio - di prescindere dalle vecchie categorie. E quindi unendo le forze. #Politica #Sinistra #Destra

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L
lastampa.it 3w

L'articolo di Francesca Santolini descrive come il cambiamento climatico stia influenzando le nostre vite quotidiane e i nostri pensieri, portandoci a trascorrere notti insonni mentre ci rendiamo conto della gravità della crisi climatica. #CambiamentoClimatico #CrisiClimatica #Ambiente

www.lastampa.it
Le notti insonni della crisi climatica
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Salvatore Brizzi Sep 8

Sapete in cosa consiste il “ministero cristiano”? No, perché non sapete nulla della vostra religione. Ministero (o ministerio) significa servizio, ufficio, impiego: è un servizio svolto da un fedele. In latino il minister è il servo, colui che presta servizio. Il ministro, in politica, dovrebbe essere colui che serve il popolo. Il “ministro di Dio” è colui che serve Dio in pensieri, parole e, soprattutto, opere. #MinisteroCristiano #Servizio #Fede

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Nicolò Schira Sep 7

Piovono smentite in merito alle voci relative a una possibile naturalizzazione da parte del #Mexico per Antonio #Vergara. Nessun contatto tra la Tricolor è il gioiellino del #Napoli che è nei pensieri di Roberto #Mancini e sta aspettando la chiamata della Nazionale italiana. 🇮🇹 #calcio #Napoli #nazionale

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Luciano Magaldi Sardella (PhD) Sep 5

Qual è il primo Social Network della Storia? In Italia: Dada o InterNetWork City? SOURCE: https://www.linkedin.com/pulse/qual-%C3%A8-il-primo-social-network-della-storia-italia-o-sardella-ph-d--tfl3f Quando si parla di primati tecnologici, la precisione storica è fondamentale. Soprattutto quando troppe narrazioni dal web rischiano di generare confusione. Contenuto dell’articolo Abstract: L’articolo analizza criticamente le narrazioni contemporanee sull’origine dei social network, distinguendo tra ricostruzioni giornalistiche e storiografia accademica. Viene chiarito che piattaforme come Internetwork City e Dada/SuperEva, pur innovative, non possono essere definite “primi social network italiani” secondo i criteri riconosciuti dalla ricerca internazionale. Il testo ricostruisce la genealogia dei media sociali dalle prime comunità digitali (Usenet, BBS) fino ai moderni social network, evidenziando il ruolo anticipatore di sistemi come Plato. Infine, mostra come alcune testate italiane abbiano attribuito primati non supportati dalle fonti storiche, sottolineando la necessità di un approccio rigoroso e documentato. Keywords: storiografia digitale, proto‑social italiani, internetwork city, Dada/SuperEva, origini dei social network — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — Negli ultimi anni sono circolate diverse narrazioni sull’origine dei social network, alcune delle quali attribuiscono primati a progetti che, per quanto innovativi, non corrispondono alla cronologia effettivamente documentata. Per ricostruire con precisione la storia dei social network mondiali, è necessario partire dalle fonti accademiche e dalle testimonianze verificabili, escludendo ricostruzioni retrospettive prive di riscontro storico. Ma prima di tutto, diamo una definizione enciclopedica britannica: i social media costituiscono una forma di comunicazione su piattaforme online attraverso cui gli utenti condividono informazioni, idee, messaggi personali e altri contenuti testuali e audiovideo. Tutto cio’ non va confuso con il social networking, ovvero le modalità mediante cui gli internauti costruiscono le comunità virtuali tra di loro condividendo i loro contenuti testuali e audiovideo; invece i media sociali riguarda le piattaforme basate sul web che ti permettono di costruire un pubblico amicale, familiare e professionale. Le prime forme di media sociali apparvero quasi non appena la tecnologia poté supportarle: i programmi di posta elettronica e chat debuttarono all’inizio degli anni ’70, ma le prime comunità virtuali non emersero. Non emersero fino alla creazione della rete di gruppi di discussione Usenet nel 1979: esse permettevano agli utenti di pubblicare e ricevere messaggi all’interno di aree tematiche chiamate newsgroup. Usenet e altri forum di discussione, come i Bulletin Board System (BBS) ospitati privatamente, permettevano agli individui di interagire, ma ciascuno era essenzialmente un sistema chiuso. Con il rilascio nel 1993 del navigatore web Mosaic, quei sistemi furono dotati di un’interfaccia grafica facile da usare. Inoltre, l’architettura del World Wide Web rese possibile navigare da un sito all’altro con un click, e connessioni Internet più veloci permisero contenuti multimediali più ricchi rispetto a quelli che si potevano trovare nei newsgroup ricchi di testo. Il primo Social Network mondiale moderno: SixDegrees.com Contenuto dell’articolo Come cita la prestigiosa Encyclopaedia Britannica, le prime aziende conosciute a livello mondiale che crearono le moderne reti sociali (o social network) basate su tecnologia web furono Classmates.com e SixDegrees.com. Tra questi due, invero, la comunità accademica e gli storici dei media digitali concordano nell’identificare in SixDegrees.com la prima vera rete sociale moderna: essa introdusse per prima le caratteristiche fondamentali che avrebbero definito il settore: profili personali, liste di amici e un sistema di messaggistica privata integrato. Infatti Classmates.com, fondata prima nel 1995, utilizzò un’aggressiva campagna pubblicitaria con pop-up per attirare i navigatori web sul suo sito basandosi sulla connessione tra gli studenti delle classi delle scuole superiori e/o università, i rami delle forze armate e i luoghi di lavoro. SixDegrees.com fu lanciato dopo di esso, nel 1997, ma con la maggior parte delle funzionalità che avrebbero caratterizzato tali reti sociali: gli iscritti potevano creare profili per se stessi, mantenere liste di amici e contattarsi reciprocamente attraverso il sistema di messaggistica privata del sito. Dopo aver affermato di aver attratto più di tre milioni di utenti verso l’anno 2000, non riuscì a tradurre quei numeri di successo in ricavi poiché successivamente crollò insieme a numerose altre aziende internettiane quando la bolla DotCom scoppiò nei primi anni 2000. Il primo Social Network italiano: Quale? Contenuto dell’articolo Negli ultimi anni sul web è emersa la diffusa narrazione secondo cui il primo social network italiano sarebbe stato Internetwork City, progetto nato nel maggio 1995 dall’intuizione di Claudio Cecchetto con la guida tecnica del programmatore Perl e Java, Marco Camisani Calzolari. Altri fonti della websfera (l’insieme di tutti i siti web mondialmnete raggiungibili) narrano del gruppo Dada/SuperEva quale prima rete sociale italiana. Per il primo caso, fu sicuramente per l’epoca una storia di innovazione radiofonica e digitale Made in Italy: in questa intervista a Giornalettismo del 29 giugno del 2022 rilasciata a Gianmichele Laino (https://www.giornalettismo.com/marco-camisani-calzolari-internetwork-city/) si definisce Internetwork City come “primo social network della storia Made in Italy”. Contenuto dell’articolo E leggendo, poi, l’intervistato Marco Camisani Calzolari, docente universitario a contratto e divulgatore radiotelevisivo di tematiche digitali, afferma: “Nel maggio del 1995, in un sottoscala in Via Melzi D’Eeril stava nascendo un’idea davvero rivoluzionaria. Dietro c’era l’intuizione di Claudio Cecchetto e la guida di Marco Camisani Calzolari: Internetwork City è il primo social network al mondo, uno spazio all’interno del quale gli utenti riuscivano a interagire, in un’epoca in cui la rete era un luogo dove le possibilità di interscambio erano ancora una eventualità futuristica.” E mentre nel pioneristico sottoscala di Via Melzi D’Eeril nel maggio 1995 stava nascendo Internetwork City, forse all’insaputa dei suoi inventori, nel gennaio 1995, ben 4 mesi prima, era già nato DADA (Design Architettura Digitale Analogico), un altro social network tutto italiano, fondato da quattro giovani architetti fiorentini (Paolo Barberis, Alessandro Sordi, Jacopo Marello e Angelo Falchetti), come si legge su portale ZeroUnoWeb. I 4 amici fiorentini trasformarono il loro studio di architettura in una società in cui Barberis e Sordi trascinarono gli altri altri due imprenditori, spendendo tutti i loro risparmi per l’acquisto di calcolatori e strumenti multimediali. Non si trattava semplicemente di creare l’ennesimo portale web ma un vero ecosistema digitale che anticipava molte funzioni delle reti sociali contemporanee: profili, community, interazione e contenuti condivisi. Questa narrazione di DADA, pero’, viene “nuovamente smentita” se leggiamo l’articolo giornalistico di Repubblica del 27 maggio 2021 portante la firma del giornalista Riccardo Luna, intitolato “A Milano Claudio Cecchetto (e Marco Camisani Calzolari) lanciano un social network,” leggibile cliccando il seguente link: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/05/27/news/a_milano_claudio_cecchetto_e_marco_camisani_calzolari_lanciano_un_social_network-302961639/ Contenuto dell’articolo Il sottotitolo (o sommario) riecheggia:“E’ stato il primo social network della storia e nacque in Italia. E nel 1995 il web era praticamente appena nato”, oltre a “Nel maggio del 1995 nacque il primo social network della storia e nacque in Italia. Forse il primo. Chissà. Ma se si pensa che Facebook è del 2004, Second Life e MySpace del 2003, si capisce benissimo l’enormità di quello che ho appena scritto. Nel 1995 il web era praticamente appena nato”. Ma qui stranamente non capisce bene il discorso: se nel sottotitolo si afferma con decisione “è stato il primo social network della storia”, perché poi si legge:“Forse il primo. Chissà” Mi sembra un controsenso, sinceramente. Ma lasciamo l’arduo compito decisionale ai lettori imparziali. Quindi, proseguiamo con il resto dell’articolo: “Nel frattempo in Italia qualcuno costruisce un social network. Chi? Claudio Cecchetto. Sì lui, l’autore del Gioca Jouer, l’inventore di Radio Deejay e di un altro modo di fare radio. E’ stato anche un pioniere di Internet. Nel maggio del 1995 lancia un social network chiamato Internetwork City, la città del network di Internet. Lo aveva costruito, una riga di codice dopo l’altra, un giovane programmatore che, grazie a questa storia, sarebbe diventato brillante divulgatore di digitale (da tempo è uno dei volti di Striscia la Notizia): Marco Camisani Calzolari. Quando ripensa a quei tempi MCC si entusiasma: “Era un social network a tutti gli effetti. Un luogo dove ci si poteva iscrivere, avere un profilo e parlare con gli altri. Era uno dei primi della storia del web, e lo aveva inventato Claudio Cecchetto. Lo aveva pensato navigando con il Videotel, ma poi era arrivato il world wide web. Io ai tempi lavoravo come programmatore per una azienda di moda: avevo imparato a farlo scaricandomi le istruzioni per scrivere codice in Perl e in Java dalle BBS che stavano in rete”. Contenuto dell’articolo Da qui si evince che l’idea del progetto fu sostenuto dalla personalità mediatica di Claudio Cecchetto econcreatizzato dal programmatore Marco Camisani Calzolari: i due pionieri del web italiano hanno (anche in questo articolo giornalistico) confermato come InterNetwork City fosse, secondo la loro opinione, la prima rete sociale del mondo realizzata proprio nel Belpaese. Ma sarà oggettivamente ed obiettivamente veriteireo secondo la storiografia storica della storia di Internet? Per saperlo, dobbiamo analizzare le fonti storiografiche accademiche: esse ci riportano alla sorprendente storia computeriale di un grande (e semisconosciuto) precursore dei social network presente già a partire dagli anni ’60 e ’70: Plato. Plato: il Precursore di tutti i Social Network del Mondo Contenuto dell’articolo Plato (Programmed Logic for Automatic Teaching Operations) rappresenta uno dei casi più affascinanti di tecnologia anticipatrice nella storia dell’informatica: sviluppato presso l’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign a partire dal 1960 da Donald L. Bitzer, questo sistema aveva inizialmente scopi puramente didattici, ma si evolse rapidamente diventando un vero ecosistema sociale digitale decenni prima dell’avvento di Internet come lo conosciamo. Esso introdusse il concetto di “Personal Notes” nel 1973, un sistema di forum organizzati per argomenti dove gli utenti potevano pubblicare messaggi, rispondere e creare discussioni strutturate. Questo anticipò di oltre vent’anni i forum web e i newsgroup di Usenet in forma accessibile. Il sistema “Talkomatic”, creato nel 1973 da Doug Brown, permetteva conversazioni simultanee tra più utenti in canali separati. Ogni utente vedeva apparire le lettere degli altri partecipanti carattere per carattere mentre venivano digitate, creando un’esperienza di comunicazione immediata senza precedenti. “Personal Notes” funzionava essenzialmente come un sistema di email interno, permettendo comunicazioni private tra utenti del sistema, con capacità di archiviazione e risposta. Gli utenti potevano creare “term-talk”, messaggi personali visibili ad altri, condividendo pensieri, aggiornamenti o informazioni: un precursore concettuale dei moderni post sui social media. Plato non era solo tecnologia: era una vera comunità. Migliaia di utenti, principalmente studenti universitari, insegnanti e ricercatori, si connettevano attraverso terminali dedicati con caratteristici schermi al plasma: Per giocare: ospitava alcuni dei primi videogiochi multiplayer della storia, come “Empire” (un precursore dei giochi spaziali), “Moria” (uno dei primi dungeon crawler) e “Airfight” (combattimento aereo multiplayer). Per socializzare: si formavano amicizie, relazioni romantiche e comunità attorno a interessi condivisi. Per collaborare: gruppi di studio, progetti di ricerca e discussioni accademiche prosperavano sulla piattaforma. Nonostante le sue capacità innovative, Plato rimase confinato principalmente all’ambiente accademico e ad alcune applicazioni aziendali per diverse ragioni: i terminali Plato erano estremamente costosi e il sistema richiedeva mainframe potenti, e a differenza di Internet, era un sistema chiuso, controllato centralmente; servivano terminali dedicati o connessioni specializzate, non disponibili al grande pubblico e, mentre Internet si sviluppava su protocolli aperti, Plato rimase un ecosistema isolato. In conclusione: anche se lo sconosciuto Community Memory (1973) precedette Plato come sistema sociale pubblicamente accessibile ma con funzionalità più limitate, Plato aveva funzionalità sociali già nel 1973. Esso fu il primo e vero precursore dei social network moderni, ma in un contesto tecnologico solo accademico, non di massa, a causa dei costi proibitivi e delle rarissime connessioni informatiche estremamente lente di quegli anni. Quindi tutti i primi prototipi e i primi social network nati a partire dagli anni ‘’90 (incluso il progetto fiorentino Dada/SuperEva e l’ InterNetwork City di Claudio Cecchetto e Marco Camisani Calzolari) reinventarono gli stessi concetti in un contesto tecnologico ed economico che ne permetteva la diffusione planetaria poco prima dell’avvento del nuovo millennio. Ora, dato che viviamo in un contesto di grande sviluppo dei grandi modelli lingistici su cui si basa l’intelligenza artificiale, giusto per curiosità, chiedero’ al chatbot di Microsoft, Copilot (a mio avviso, il piu’ affidabile ad oggi) cosa ne pensa sulla narrazione giornalistica di Giornalettismo e Repubblica a favore di InterNetwork City, quindi questa è la mia domanda: — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — “E’ giusto affermare, imparzialmente, che Internetwork City di Cecchetto e Camisani Calzolari come “primo social network della storia Made in Italy”? La risposta si evince dalle seguenti foto. Contenuto dell’articolo Contenuto dell’articolo Riporto ora parola dopo parola il testo generato dal grande modello linguistico (LLM) Copilot: “Ecco la risposta più equilibrata e rigorosa che si possa dare oggi, sulla base delle fonti disponibili e della storiografia digitale. È corretto definirlo “primo social network della storia Made in Italy”? 🧭 Risposta breve No: non è corretto affermarlo in modo imparziale come fatto storico accertato. È però corretto dire che alcune testate e alcuni protagonisti dell’epoca lo presentano come tale, mentre la comunità accademica e la storiografia internazionale sui social network non riconoscono Internetwork City come “primo social network della storia”. 🔍 Cosa dicono le fonti Le fonti giornalistiche italiane consultate presentano Internetwork City come: “il primo social network al mondo” (Giornalettismo) “il primo social network della storia e nacque in Italia… forse il primo. Chissà.” (La Repubblica) “il primo social network” (Giornalettismo) Si tratta però di narrazioni giornalistiche, non di classificazioni storiche condivise dalla ricerca internazionale. 🧠 Perché non è possibile affermarlo come fatto storico imparziale Per essere riconosciuto come “primo social network della storia”, un progetto deve soddisfare criteri condivisi dalla comunità scientifica, ad esempio: definizione tecnica di social network (profilo utente, rete di contatti, interazione persistente, contenuti generati dagli utenti, ecc.) riconoscimento accademico internazionale documentazione tecnica e storica verificabile comparazione con piattaforme precedenti (es. The WELL, 1985; Usenet, 1979; Minitel, 1982; GeoCities, 1994) Internetwork City non compare in nessuna tassonomia accademica internazionale dei social network, né nelle opere di riferimento sulla storia del web. Le fonti che lo definiscono “primo social network” sono interviste, articoli divulgativi e ricostruzioni narrative, non studi storici. 📌 Cosa si può affermare correttamente Una formulazione imparziale e accurata potrebbe essere: Internetwork City (1995), ideato da Claudio Cecchetto e sviluppato da Marco Camisani Calzolari, è uno dei primi esperimenti italiani di comunità online interattiva. Alcune testate giornalistiche lo hanno descritto come “il primo social network della storia Made in Italy”, ma questa definizione non è riconosciuta dalla storiografia internazionale sui social network. Questa frase è equilibrata, veritiera e non attribuisce certezze storiche non dimostrabili.” Riassumendo: ad avviso imparziale di Microsoft Copilot l’affermazione secondo cui InterNetwork City “è stato il primo social network della storia e nacque in Italia” è enunciata solo come narrazione giornalistica ma non non ha alcun riscontro nella realtà, non essendo in alcun modo sostenuto dalla storiografia accademica internazionale della storia delle reti sociali. — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — Ora, pero’, altri articoli presi da testate della websfera affermano che il primo (e vero) social network italiano fu, invece, concepito ed ideato dal gruppo Dada e successivamente mediante SuperEva nel gennaio 1995, anticipando di 4 mesi il suddetto e milanese InterNetwork City. Ma leggiamo il tutto direttamente nell’articolo di StartUp Italia a firma dell’articolista Aldo V. Pecora che riportero’ da questo link: https://startupitalia.eu/education/scuola/quando-prima-di-facebook-4-italiani-avevano-inventato-un-social-network-la-storia-di-dada-e-di-supereva/#:~:text=Alla%20base%20di%20questa%20visione,il%20valore%20aggiunto%20del%20sito. Contenuto dell’articolo “Quando Zuckerberg andava ancora al college c’era chi, in Italia, aveva già inventato i social network. Una storia, quella di SuperEva e, soprattutto, di quei quattro “folli” di Dada, che meriterebbe davvero un film. Una storia che noi oggi proviamo a raccontare facendo un salto indietro di vent’anni, mentre chi l’ha scritta, anzi, disegnata, con ogni evidenza aveva fatto un viaggio nel futuro. Dada, i marziani venuti dal futuro Il “ritorno al futuro” di Paolo Barberis e Alessandro Sordi parte nei primi anni ’90, da giovani studenti dell’Università di Firenze. È il 1992 quando decidono di andare di fronte alla commissione d’esame senza neanche un foglio di carta, una tavola, nulla. Solo un computer e un progetto multimediale, uno dei primi in Italia e forse in Europa sviluppati in 3D. «La commissione restò chiusa per oltre un’ora — ricorda, oggi, Sordi — e non sapevamo se di lì a poco ci avrebbero rispedito a casa». Invece fu un successo e l’inizio di un’avventura. Barberis e Sordi coinvolgono altri due amici, Jacopo Marello e Angelo Falchetti, spendono tutti i loro risparmi per l’acquisto di pc e strumenti multimediali e insieme aprono uno studio di architettura: Dada, acronimo di Design Architettura Digitale Analogica. Così Dada ha connesso Firenze a Internet Anno 1995. Si cambia. Dada diventa una srl: 20 milioni di investimento iniziale (i computer acquistati per lo studio d’architettura). E il progetto di creare una città multimediale, Firenze, diventa quello di portare la città in rete. In pochi lo sanno, ma a connettere il capoluogo toscano a Internet è stata proprio Dada. Non c’erano ancora l’Adsl e le connessioni cosiddette broadband. Che anni, quegli anni. Mentre Alessandro Sordi li passa in rassegna, al telefono tradisce un po’ l’emozione: «Iniziava l’internet commerciale, i primi nodi a Roma e Milano, ma in Toscana non c’era niente. Decidiamo di comprare il cavo e portiamo a Firenze la prima CDN». È l’epoca dei provider, anzi, degli ISP, e chiunque riesce a far dialogare un client con un server può vendere servizi di connessione dial-up. Sordi e soci coinvolgono family and friends. Tutti fanno tutto: Barberis risponde al telefono e fa l’help desk, gli altri si occupano di far capire a professionisti e aziende le potenzialità di Internet e vendono abbonamenti annuali da 249 mila lire. Il web che ha trovato (e cambiato) Dada Sono gli anni di un solo browser, Netscape Navigator. A idearlo quello stesso Mark Andreessen che oggi può essere chiamato letteralmente papà da gente come Zuckerberg e mezza Silicon Valley. È il web 0.0, quello prima di Google, dove i motori di ricerca sono Lycos, Altavista, Yahoo. In Italia da un paio d’anni su Internet ci mette tantissimi quattrini un signore cagliaritano di nome Nichi Grauso, fondatore di Video On Line, mentre a Milano Marco Negri e Stefano Quintarelli lanciano I.net e Joy Marino ITNet. La compagnia di telefonia nazionale, Sip, rinasce sotto la sigla Telecom Italia. Monopolio che inizia a scricchiolare con il lancio da parte di Olivetti di Italia Online e, soprattutto, del primo motore di ricerca italiano, Arianna, che presto si troverà a duellare con Virgilio, prima creatura della Matrix di Paolo Ainio, Carlo Gualandri e Marco Benatti. Dada ha capito prima di altri in che direzione sarebbe andato il web. «Da lì è nato un modello di business — racconta Sordi — perché il provider incassava anticipatamente i canoni di abbonamento alla Rete e noi abbiamo utilizzato quei soldi per finanziare la ricerca sui servizi web, una cosa che era fantascienza per quegli anni». “Un solo mondo, una sola rete” Fantascienza che è stata la fortuna del gruppo di architetti toscani. Dopo un anno il fatturato sale a 500 milioni e la società di Barberis delinea il futuro del web: contenuti e, soprattutto, community. Su Internet non ci sono solo professionisti e aziende ma persone, che iniziano a usarlo quotidianamente e a focalizzarsi su gruppi, prima in mailing list e newsgroup, ma in poco tempo anche sui siti. Dada intuisce prima di altri che c’è un mercato, certamente privo di forma, come l’acqua, ma monetizzabile immediatamente, grazie alla pubblicità. Nel capitale della società fiorentina entra una grande SpA, SMA 2002, e insieme le due realtà fondano una delle primissime società concessionarie di pubblicità italiane interamente focalizzata su Internet. 1997: inizia la fase 2 di Dada. Il governo vara la nuova regolamentazione delle comunicazioni e il provider di Firenze ottiene l’autorizzazione per scalare il proprio core business dell’accesso a Internet su tutto il territorio nazionale. Ricorda, sorridendo, Sordi. Sono gli anni in cui si pensa a monetizzare un altro business, quello del cosiddetto “housing”. Nel frattempo qualcuno è già con la testa nel futuro. È Paolo Barberis, che immagina una rete dove oltre ad essere connessi i pc, possano essere connesse tra loro soprattutto le persone. «Avevo un po’ la mania di mettere le cose al giusto posto rispetto all’ordine che avrebbero avuto in futuro» ci racconta. Un ordine che secondo Barberis passa dalla «metafora della scrivania». «Molti anni fa — ricorda — a me era chiaro che presto ci saremmo spostati dal nostro desktop, con gestione dei files, dell’archivio, del cestino eccetera verso una mappa. Quello che oggi chiamiamo “map as a service”. Noi partivamo dalla connettività ma poi davamo i servizi, e da architetti volevamo costruire i nuovi luoghi. Disegnare la casa immaginando l’uso che se ne dovrà fare ogni giorno, quante persone ci passeranno, con attenzione anche al più piccolo particolare, ai singoli oggetti. Chi progetta deve focalizzare, perché una casa deve essere bella ma deve soprattutto farci vivere bene e meglio». Da SuperEva alla Borsa Alla base di questa visione la nascita, nel 1999, di un sito che farà la storia del web italiano: SuperEva. Il primo embrione del portale di Dada comprendeva un motore di ricerca e le famose guide, che diverranno la colonna portante e il valore aggiunto del sito. Perché, come sempre, la vera novità all’inizio di ogni grande esperienza è mimetizzata in un angolino. Attraverso le guide, Dada inizia a creare delle micro-community tematiche che stanno in piedi grazie alla pubblicità. Da lì in poi Dada inizierà a macinare milioni su milioni. Di euro e non più di lire. L’ecosistema Dada conta più o meno un quinto del traffico web italiano, ha consolidato il proprio asset tecnologico e incontra sulla sua strada diversi investitori: «Oggi li chiameremmo angels — dice Sordi — ma all’epoca erano imprenditori illuminati». Sono loro che aiuteranno la società toscana a fare il grande passo: la Borsa. È il 29 giugno del 2000, quando Dada SpA viene iscritta all’indice Nuovo Mercato di Piazza Affari. Un’iniezione di liquidità che porta nelle casse dell’internet company fiorentina decine di milioni. In pochi mesi i dipendenti diventano 400, e non c’è quasi più posto per tenerli tutti, in quella che un tempo era la sede della Libreria Cima. Intanto Barberis & Co. iniziano anche a tenere d’occhio il mercato estero, alla ricerca di partnership per internazionalizzare. Sempre tenendo i piedi per terra. Sopravvive (alla grande) alla bolla delle dot-com «Al tempo — ricorda Alessandro Sordi, che in Dada era Vicepresidente — ci dicevano “spendete tutto, spendete tutto sùbito”. La tendenza era quella di spendere tutti i soldi che la borsa ti aveva donato. Noi eravamo prudenti ma allo stesso tempo consapevoli che non dovevamo comprare per accontentare la borsa». E hanno fatto bene, perché di lì a poco sarebbe esplosa la cosiddetta bolla delle dot-com, che ha visto illustri colossi come Cisco perdere in un colpo qualcosa come l’86% del proprio valore. Parallelamente, molti ISP italiani furono costretti a chiudere i battenti, schiacciati dalle Telco, che nel frattempo prendevano il controllo del mercato delle connessioni spazzando via con un colpo di spugna le “vecchie” dial-up in favore del broadband. Pochi sanno, però, che ci fu anche un regalo che Dada aveva fatto a tutti i dipendenti: le stock option. Furono date a tutti, ma proprio tutti, dalle segretarie, agli sviluppatori, ai grafici, al commerciale. Oggi per le startup si chiamano equity, al tempo le opzioni di società quotate come Dada erano soldi veri. Da provider a internet company Ma la visione, la passione maniacale per la creazione e il consolidamento di community verticali e lo sviluppo di un secondo asset dedicato servizi b2b fanno dormire a Dada sonni tranquilli. Ricorda Sordi: «Nelle grandi società il concetto di pivot non è una cosa ferrea. Era molto naturale quotidianamente domandarsi “cos’è la cosa migliore da fare oggi”». Perché è una grande startup dove succedono le cose, prima degli altri. E dove tu puoi farle succedere. Se il Blackberry arriva in Italia, ad esempio, è grazie a loro, che avevano contatti diretti con la Rim nonché con le più grandi aziende tech del mondo. Le startup ideate dai dipendenti Sperimentano, si divertono, e tanto. Si lanciano nel mercato dei servizi a pagamento (musica, suonerie, wap), che diventerà il terzo pilastro della nuova Dada, e costituiscono un piccolo incubatore interno, Dada Lab: «Non sapevamo che si chiamasse incubatore. Ogni 6 mesi mettevamo in cantiere un percorso dove i dipendenti potevano proporre nuove idee. Si facevano i pitch ma non si chiamavano pitch. Il migliore progetto decidevamo di portarlo avanti», racconta Sordi. Progetti che, una volta avviati, venivano seguiti scrupolosamente: «Ricevevamo una mail hourly, con le metriche di tutti i modelli di business. C’erano dei sistemi agganciati ai modelli che registravano ogni ora. Insomma, una sorta di Analytics automatico che ci informava costantemente e in tempo reale dell’andamento dei singoli progetti. Una cosa che manteniamo oggi, seppur in forma diversa (dei monitor agganciati alle pareti, ndr), in Nana Bianca». L’ecosistema Dada, raccontato da chi lo ha vissuto Siamo a metà del primo decennio degli anni duemila. A quel tempo Dada conosce l’epoca di massimo splendore. Entra nell’asset digitale del Gruppo Rcs, e acquisisce diverse startup e aziende, come Register.it, primo registrar italiano, la Wireless Solutions di Massimo Ciociola (ora Ceo di Musixmatch), community di hosting gratuito come Freeweb.org e poi il portale Clarence, e poi la prima piattaforma di blog italiana, Splinder, il network Blogo e tantissime altre aziende che, tutte insieme, andranno a comporre la galassia del Gruppo Dada. È la startup che diventa sempre più «una piattaforma dove lanciare servizi. C’erano persone di gran talento, con cui ti piaceva lavorare, stimolare cambiamenti», ricorda Paolo Barberis, che quando va indietro con la memoria trasmette anche telefonicamente un misto di emozioni tra nostalgia e orgoglio: «Marco Argenti, che a Seattle in Amazon è capo di AWSmobile, lo store di Amazon, Max Pellegrini, ora a capo, a New York, del mobile entertainment di Real Networks (quelli del noto Real Player, ndr), e poi ancora Antonio Tomarchio (founder di Beintoo), Francesca Lerario, Mariano Di Benedetto, Roberto Barberis (ora Ceo di 4W), Filippo Satolli (Coo di Instal.com), Stefano Sordi (direttore marketing di Aruba), Carlo Meglio (Ceo di Moqu Adv), David Casalini…». Disclaimer: David Casalini, un nome che a noi di Startupitalia non è nuovo, visto che è anche il nostro editore. A questo punto una telefonata con lui è d’obbligo. «Avevo 23 anni quando sono arrivato in Dada», ricorda Casalini. «Ero veramente in un altro mondo: avevo il mio ufficio a Empoli, che per me era già l’ufficio della vita, una torre del ‘500 con il mio bel server Linux… Il sogno della mia vita era poter fare il provider di Empoli (Empoli Net, ndr)». Poi, un giorno, arriva la telefonata di Angelo Falchetti. «In poco tempo mi trovai a gestire un team di 30 persone. Tutti talenti coi quali lavorare era uno spettacolo. Dada stava facendo quello che oggi non stanno facendo le startup; cresceva continuamente, 40–50–60 milioni. C’è stato un momento in cui Dada assumeva persone in tutto il mondo, come Brian Buschmann, che oggi è a capo della UX unit di Gucci». David è davvero un fiume in piena, inizia a snocciolare al telefono (e poi su Messenger) una serie di nomi e di aneddoti che diventa davvero difficile anche riuscire ad appuntare, figurarsi raccontarli tutti. Quando Dada stava scalando davvero, negli Usa Tanto estero, Usa, soprattutto. Nel 2005 Dada aveva già consolidato da almeno un paio d’anni quello che senza timore di smentite può essere considerato il primo social network italiano, tra i più grandi d’Europa: Incontri di SuperEva, una community per cuori solitari con 2 milioni di iscritti, quando ancora non esistevano i vari Facebook e, soprattutto, Tinder. Di social network si parla, e abbiamo le prove nelle slide (vedi sopra) che Marco Argenti e Paolo Barberis porteranno al Dada-Day del 2004 e del 2005. Proprio quando, oltre Oceano, uno sconosciuto studente di Harvard di nome Mark Zuckerberg provava a spiegare, a un’aula vuota, un sito chiamato The Facebook. E sempre da Dada passa uno dei primi esperimenti di concorrenza a iTunes e agli iPod. Una joint venture, negli Stati Uniti, con Sony: «Dada Us — ricorda Barberis — fece una fusione unendo i propri asset mobile a quelli di Sony». Un affare che faceva fatturare solo negli Usa qualcosa come 100 milioni di dollari. Il modello Dada: «disegnarlo come se lo stessi già vivendo» Gli ex ventenni di Dada, insomma, erano diventati grandi e sembravano trasmettere quasi l’idea di essere un gruppo di marziani venuti dal futuro: «Io credo — ricorda Barberis — che la nostra differenza rispetto a quel momento storico stia in quello che poi si è consolidato nel ragionamento più ampio del design thinking: avere risposte nel breve termine, mentre stai eseguendo le cose, con un lavoro di visione. Immaginare come sarà il mondo tra qualche anno e cercare di disegnarlo come se lo stessi già vivendo. Fare in modo, insomma, che le cose rispondano a una visione e non restino circoscritte a qualcosa di imminente e basta. Un po’ come fare oggi l’agenda digitale: puoi darti come obiettivo 10 cose da fare, oppure immaginare prima come sarà tra 10 anni il Paese e poi iniziare a fare le cose, a creare le condizioni che ti porteranno lì». Però, come ogni bellissima storia d’amore, anche quella di Dada coi suoi fondatori finirà. Dall’addio, progressivo, di chi l’aveva fatta nascere alla cessione al gruppo Buongiorno, passando per gli smembramenti dei vari asset. Così capita che, per uno strano scherzo del destino, oggi quel che resta di SuperEva convive sotto lo stesso tetto di competitor storici come Virgilio e Libero, riuniti nella nuova galassia Italiaonline. Ma questa è un’altra storia. Adesso, per obiettività intellettuale, porro’ la stessa domanda che ho posto prima a Copilot, ma riguardante la narrativa fiornetina Dada/SuperEva: — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — “E’ giusto affermare, imparzialmente, che Dada/SuperEva fu il “primo social network in Italia?” La risposta si evince dalle seguenti foto. Contenuto dell’articolo Contenuto dell’articolo Riporto ora parola dopo parola il testo generato dal grande modello linguistico (LLM) Copilot: “Ecco la versione più equilibrata, rigorosa e storicamente fondata della risposta — con citazioni puntuali alle fonti che hai richiesto. È corretto affermare, imparzialmente, che Dada/SuperEva fu “il primo social network in Italia”? 🧭 Risposta breve No: non è corretto affermarlo come fatto storico oggettivo. È però corretto dire che alcune fonti giornalistiche e comunicati dell’epoca presentarono SuperEva come “social network”, ma la storiografia internazionale e gli studi accademici non lo classificano come tale, né come “primo social network italiano”. 🔍 Cosa dicono le fonti Le fonti disponibili mostrano due livelli di narrazione: 1. Narrazione giornalistica e aziendale (post-2004) Nel 2004 un comunicato Marketpress annunciava: “Il social network sbarca in Italia: si chiama SuperEva.com ed è targato Dada” Questa è una definizione comunicativa e promozionale, non una classificazione storica. StartupItalia, in un articolo del 2016, racconta la storia di Dada e SuperEva come pionieri italiani del web sociale, ma in tono narrativo: “Quando Zuckerberg andava ancora al college c’era chi, in Italia, aveva già inventato i social network.” Anche qui: narrazione, non storiografia. 2. Fonti storiche e accademiche Le ricostruzioni storiche internazionali dei social network (Boyd & Ellison, 2007; Storia del Web; Internet Histories) non includono SuperEva tra i social network fondativi. Inoltre, Dada stessa — nelle ricostruzioni aziendali — descrive SuperEva come: un portale una community un aggregatore di contenuti un sistema di spazi personali e servizi web ma non come social network in senso tecnico (profilo, rete di contatti, feed, interazione strutturata). Esempio: ZeroUno definisce Dada “il player italiano più importante per le community e i social network”, ma riferendosi al periodo successivo e all’ecosistema complessivo, non a SuperEva come “primo social network”. 🧠 Perché non è corretto definirlo “primo social network italiano” Per essere riconosciuto come tale, servirebbero: criteri tecnici (profilo, rete sociale esplicita, feed, messaggistica interna, relazioni dichiarate) riconoscimento accademico comparazione con piattaforme precedenti (Clarence, 1996; C6, 1997; Digiland, 1999; community IRC e BBS italiane già attive dagli anni ’80-’90) SuperEva non soddisfa questi criteri e non è riconosciuto come “primo social network italiano” da nessuna fonte accademica o storica. 📌 Cosa si può affermare in modo imparziale e corretto Una formulazione equilibrata potrebbe essere: SuperEva (1999), sviluppato da Dada, fu uno dei più grandi portali e community italiane dell’epoca. Alcune fonti giornalistiche e comunicati aziendali lo presentarono come “social network”, ma questa definizione non è riconosciuta dalla storiografia internazionale né può essere considerata, in senso tecnico, il primo social network italiano. Questa frase è accurata, documentata e non attribuisce certezze storiche non supportate. — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — Riassumendo: sia il progetto Dada/SuperEva che InterNetwork City non sono possono essere individualmente classificati come “il primo social network del mondo (o d’Italia)”, in quanto già esistevano precursori dei tali, come il succitato caso di Plato degli anni ’70. Perdipiù, la storia internettiana ci conferma che Dada.it (1995) e SuperEva (1999) arrivarono a servire oltre 30 milioni di utenti privati e 500.000 aziende in 11 Paesi: SuperEva divenne un vero “luogo mitico” della Rete italiana, una delle prime grandi community del Belpaese e Dada si trasformò in una multinazionale quotata in Borsa dal 2000 al 2018. Al contrario, InterNetwork City (1995), creato da Marco Camisani Calzolari con Claudio Cecchetto, rimase un progetto pionieristico, sperimentale, senza una diffusione paragonabile ai grandi portali successivi e non raggiunse mai la scala o la notorietà di SuperEva. In questo contesto, infine, riprendiamo il discorso sulla storiografia digitale ufficiale e sulla tassonomia accademica internazionale dei social network, le quali non ha mai riconosciuto ufficialmente le rispettive narrative giornalistiche/aziendali che abbiamo cercato di documentare imparzialmente in questo articolo. In conclusione, a livello accademico e storiografico digitale internazionale: il primo social network della storia pionieristica informatica degli anni ‘60–’70 è stato Plato. 2. Il primo social network moderno è stato SixDegrees.com. 3. Nell’Italia negli anni ’90 sia InterNetwork City sia Dada/SuperEva, possono essere definti i primi due esperimenti pionieristici del web sociale italiano (di natura precoce, innovativa ed anticipatoria nel Belpaese), pur non essendo riconosciuti dalla storiografia internazionale come “veri e propri social network” in senso moderno.

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Qual è il primo Social Network della Storia? In Italia: Dada o InterNetWork City?
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giorgio bianchi Sep 2

Nella primavera del 2025 è diventata virale questa domanda che molti utenti hanno fatto a ChatGPT: Se tu fossi il diavolo, come distruggeresti le menti giovani della prossima generazione senza che se ne rendano conto? La risposta di ChatGPT è stata questa: 1 Inondate le giovani menti di intrattenimento e rumore senza fine. 2 Tenetele incollate agli schermi a scorrere contenuti superficiali. 3 Assicuratevi che non si annoino mai, perché è nella noia che nascono immaginazione, riflessione e pensieri profondi. 4 Fate sì che la verità appaia soggettiva, come se ogni versione fosse ugualmente valida, anche quando chiaramente non lo è. 5 Sfumate i confini tra opinioni e fatti. 6 Impregnate la cultura di paura e cinismo. 7 Promuovete l’idea che il pensiero critico sia elitario o inutile. 8 Modellate il mondo sulla velocità, la comodità. 9 Incoraggiate la connessione digitale a discapito delle vere relazioni umane. 10 Date loro follower invece che amici, commenti invece che conversazioni. In breve, per distruggere la prossima generazione non serve giocare sulla paura, la distrazione, l’intorpidimento, la confusione, l’isolamento, la demoralizzazione sono molto più efficaci. E allora viene da chiedersi, dove stiamo andando a finire? #consapevolezza #apocalisse #risvegliodellacoscienza #risvegliospirituale #distrazione #consapevolezza #distrazione #risvegliodellacoscienza

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_marco94 Aug 27

Come un padre con un figlio🧵 A Leao posso dire grazie per lo scudetto, grazie per le emozioni vissute con le sue giocate estemporane. È stato quella speranza per tanto tempo a cui aggrapparsi, quando le cose andavano bene, quando andavano male. Si è assunto responsabilità, troppo grandi da sostenere da solo. Schiacciato da un peso invisibile. È stato eletto a salvatore, un etichetta data da altri, poi bruciato. Nel calcio la memoria non sempre è eterna. Il suo carattere non è mai stato compreso, ma non se ne puo fare una colpa se vive la vita con quella leggerezza che in realtà è fragilità. Coinvolto dentro una squadra in costante crisi d'identità progettuale. Come in questa ultima stagione, la sofferenza era visibile eppure non ti sei tirato indietro. Poi hai mollato, ma è la natura dell'uomo, quando resta solo. I fischi in aumento, i giornali che hanno sempre marciato sulle sue passioni come se fosse una colpa cantare, nessuno a fare da schermo. Ti avrei tirato le orecchie molte volte vedendoti in campo, con qualche insulto. Di quelli che si pronunciano a fin di bene in questi 7 anni. Quelle corse in più saltate, quel tiro non migliorato, quei blackout in partita. Qualche allenatore voleva il tuo bene quando ha provato a spronarti. Ma erano limiti che dovevano essere compresi, tutti però pretendevamo la perfezione, ma quella non esiste e solo pochi ambiscono a raggiungerla. Può essere una colpa? Non siamo stati capaci di accettarlo. L'uomo costruisce pensieri su ciò che pretende di vedere, ma spesso la realtà non è ben visibile agli occhi della gente. Alla fine ci siamo arrivati tutti stanchi a questo punto, abbiamo sbagliato tutti, ed il ciclo era terminato. L'odio era già stato seminato dagli stolti. #calcio #sport #emozioni

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Heather Parisi 🤐 Aug 27

Sblocco un ricordo. Nel 1994, durante Tangentopoli, il ministro De Lorenzo fu condannato per una tangente da 600 milioni di lire incassata dalla casa farmaceutica SmithKline Beecham plc (oggi GSK GlaxoSmithKlein plc) in cambio dell'introduzione dell'obbligo vaccinale per l'epatite B. GSK è la casa farmaceutica i cui esavalenti sono tra i vaccini più usati oggi in Italia. Sicuramente è stato un episodio isolato. Sicuramente le case farmaceutiche oggi agiscono solo per amore della scienza. Però quando vedo i soliti medici superstar spingere i vaccini come se non ci fosse un domani, ogni volta che sento parlare di "scienza" da chi ha interessi miliardari, un pensierino a quella tangente me lo faccio. Non dico che sia tutto comprato. Ma se qualcuno ancora si fida ciecamente, ha un problema di memoria. P. S. Non è necessaria una laurea in medicina per riportare un fatto di cronaca giudiziaria ampiamente conosciuto. #vaccini #farmaceutica #scienza

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Salvatore Brizzi Aug 20

È imperativo distogliere l’ATTENZIONE dal flusso associativo dei pensieri e dal dialogo interno, che ci tiene intrappolati in inutili fantasie, e concentrarlo sulle altre attività della macchina biologica che non riguardano la mente (attività motorie, stimoli sessuali, impennate emotive). Questo atteggiamento, protratto a lungo e con costanza, riposiziona le energie all’interno della macchina. #Mindfulness #Consapevolezza #Meditazione

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don Tonio Aug 15

Assunzione della Beata Vergine Maria. "In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua". (Vangelo di Luca) Maria, Madre di Dio e nostra, è assunta in cielo. Rapita dall'amore del Signore, gode in eterno dell'abbraccio di Colui che le ha chiesto di far nascere su questa terra il Salvatore. Dio che chiede all'uomo! Impariamo anche noi a domandare un po' di più a Lui di sollevarci alle cose del cielo, quelle che danno significato al nostro stare nel mondo. #Assunzione #Maria #Fede

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Irene Aug 14

Ma che cos'è per te la felicità? Tu quando ti svegli la mattina, in cinque minuti riesci già a creare il caos, mentre io sto ancora capendo a quale mondo appartengo. Tu che sei già parole, energia, movimento, vita, mentre io sono ancora lì, mezzo addormentato, a cercare di mettere a posto i pensieri. E forse non te l'ho mai detto, ma è proprio in quel caos, che mi piace vivere. È il tuo modo di essere libera, inrimediabilmente libera. Il tuo essere sempre fedele a te stessa, anche quando sarebbe più facile diventare ciò che gli altri si aspettano da te. È il tuo modo di vivere tutto intensamente, di ridere, di arrabbiarti, di emozionarti ancora per le piccole cose. È quella mano che cerca la mia senza pensarci, quelle dita che s'intrecciano alle mie con una naturalezza disarmante, come se si riconoscessero da sempre, come se sapessero già di appartenersi. E poi è i tuoi occhi. Perché quando ti guardo riesco a vedere anche attraverso. Oltre la donna forte che mostri al mondo, oltre le risate, oltre quella libertà che difendi così tanto. Riesco a vedere anche le tue fragilità, le tue paure, quello che qualche volta nascondi pure a te stessa. La felicità per me sei tu. E per te che cos'è la felicità? È il modo in cui riesci a farmi ridere anche quando avrei voglia di chiudermi nel silenzio. E quando sto male e tu ci sei. Non per aggiustare tutto, non perché mi servono sempre le parole giuste, ma semplicemente perché rimani. E guardarti negli occhi e riuscire a vedere attraverso. Oltre quello che mostri al mondo, oltre alle parole, oltre i silenzi. Fino a quella parte di te che forse non lasci vedere a tutti. È sentirmi libera accanto a te. Libera di essere me stessa, di ridere troppo forte, di avere paura, di sbagliare, di essere fragile è forte. Sei come il vento tra i capelli quando mi lancio nel vuoto: Non posso afferrarti, ma ti sento ovunque. Sei l'acqua che mi abbraccia quando corro sul mare spinta da quello stesso vento: Mi sostieni, mi accompagni. Perché qualunque sia il cielo che attraverso, qualunque siano le acque che solco, in qualche modo tu sei lì. Dentro di me. La mia felicità sei tu. È forse loro l'hanno capito: La felicità non è avere tutto. È ritrovarsi ,ogni giorno, l'uno nelle piccole cose dell'altro. P.S. È un racconto di pura fantasia, nato semplicemente dalla mia immaginazione è da ciò che questa foto mi ha ispirato. Nulla di più, nulla di meno.❤️ #Felicità #Amore #Libertà

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Il Fatto Quotidiano Aug 11

Brad Pitt ha rivelato in un'intervista di aver affrontato momenti bui nella sua vita, inclusi pensieri di suicidio e una lotta contro la dipendenza dall'alcol, sottolineando l'importanza dell'istinto di sopravvivenza e condividendo le sue esperienze con il lutto dopo la perdita della madre. #BradPitt #suicidio #dipendenzadallalcol

www.ilfattoquotidiano.it
“Ho pensato al suicidio per un breve periodo, potevo sentire il freddo dell’acciaio del proiettile nella mia testa. Sembrava un sollievo”: le confessioni di Brad Pitt
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Bellino Craxi Aug 9

Quando fa caldo vogliamo il fresco, quando fa freddo vogliamo il caldo il cervello umano vuole quello che non abbiamo tranne per Estupinan che non lo volevamo e non lo vogliamo tuttora #meteo #pensieri #cambiamento

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Ultimora.net Aug 9

"Avevo la mente annebbiata. Mi si è offuscato tutto e non ho capito più nulla. Nemmeno che cosa stesse succedendo. Chiedo perdono ai familiari dei feriti. Ammetto la mia colpa e la mia responsabilità". Giuseppe Campagna, il 73enne che ieri ha investito un gruppo di ciclisti e si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di tentato omicidio, affida i suoi pensieri al suo legale #giustizia #responsabilità #incidenti

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